Di Martino, il boss nascosto sui monti Lattari. La prova: un incontro segreto

Elena Pontoriero,  

Di Martino, il boss nascosto sui monti Lattari. La prova: un incontro segreto

Antonio Di Martino, figlio del boss Leonardo ‘o lione, potrebbe nascondersi nel suo feudo. Vale a dire nella zona boschiva tra Gragnano, Pimonte e Agerola. O quanto meno potrebbe averlo fatto fino a poco tempo fa. E’ un’ipotesi molto verosimile, venuta fuori dalla denuncia del titolare della concessionaria stabiese vittima di estorsione da parte di Michele Di Martino (arrestato nel giorno del suo matrimonio in municipio il 15 gennaio scorso), Alessandro De Rosa, fidanzato della sorella del ras dei Lattari, e da Francesco Cerchia commerciante stabiese vicino al clan D’Alessandro. Pur cosciente dello spessore criminale del clan di Iuvani, il responsabile della concessionaria aveva cercato di evitare la perdita di un’auto di grossa cilindrata, del valore di 39mila euro, pretesa dai tre, a inizio dicembre del 2019: «Serve ad Antonio (Di Martino ndr), la deve regalare». «A noi ci piace quella, vogliamo quella», avrebbe sottolineato Alessandro De Rosa anche dopo che l’imprenditore gli aveva fatto notare che mancavano i documenti ancora bloccati in Germania. Documenti che invece, per i tre – accusati di estorsione aggravata dal metodo camorristico, non rappresentavano affatto un problema: «Con 2mila euro ce li facciamo fare falsi…». Messo alle strette, il titolare della concessionaria aveva deciso di cedere l’auto- mobile, proponendo però di parlare con Antonio Di Martino di persone, forse per essere rassicurato che la vettura gli sarebbe stata pagata. E per questo aveva proposto di andare con Michele Di Martino, Alessandro De Rosa e Francesco Cerchia per mostrare la vettura al potenziale acquirente, con la speranza di avere i soldi o di poterla riportare indietro. L’imprenditore avrebbe rischiato di trovarsi faccia a faccia con Antonio Di Martino, latitante dal 5 dicembre del 2018, e ritenuto tra i dieci criminali più pericolosi d’Italia. A distanza di un anno esatto dalla fuga, la primula rossa di Iuvani sarebbe stato in zona, o forse non se ne sarebbe mai allontanata. Il 6 dicembre 2019, giorno dell’estorsione presso la concessionaria di Castellammare di Stabia, il responsabile dell’auto salone sarebbe stato portato al cospetto di Antonio Di Martino per accordarsi su un’auto che sarebbe servita proprio al latitante, ma se quell’incontro sia poi effettivamente avvenuto, resta un mistero.

Nel feudo del latitante

Impavido – o forse incosciente – il venditore di auto aveva deciso di seguire Michele Di Martino, Alessandro De Rosa e Francesco Cerchia per incontrare Antonio Di Martino. L’auto sarebbe stata guidata dal genero del boss di Iuvani, Alessandro De Rosa, mentre i complici e l’imprenditore l’avrebbero seguita in sella ai loro scooter. Percorrendo un tratto della Strada Statale per Agerola e – come raccontato dalla vittima agli investigatori – per poi percorrere una stradina sterrata e raggiungere una zona di montagna. In tensione per la situazione in cui si era cacciato, l’imprenditore aveva comunque lasciato traccia dei suoi movimenti, inviando al socio rimasto in concessionaria le coordinate della sua posizione via WhatApp. Sul posto aveva atteso una decina di minuti, che all’imprenditore saranno sembrati un secolo. A fargli compagnia era rimasto Francesco Cerchia, fino all’arrivo di Michele Di Martino e Alessandro De Rosa, a bordo di una citycar: «Noi ti abbiamo sempre pagato e ringraziato. Per questa auto comandiamo noi, decidiamo noi il prezzo». Un altro tentativo della vittima di riavere l’auto era andato a vuoto, anzi le minacce sarebbero diventate più esplicite: «Puoi andare anche a denunciare tutto, poi ci metti il guaio vicino. Poi se non mi dai il libretto io comunque non ti restituisco la macchina, anzi le do fuoco», le parole di Michele Di Martino.

La restituzione dell’auto

Vittima di estorsione, l’imprenditore aveva deciso di denunciare, avendo compreso che l’auto non gli sarebbe mai stata pagata. Ma poche ore dopo la denuncia lo scenario era cambiato: «Ti aspetto vicino alla concessionaria per la consegna della macchina. Come ti ho spiegato per telefono il prezzo è troppo alto. Con il prezzo che mi hai detto non riesco nemmeno ad avere il finanziamento», gli aveva scritto Michele Di Martino su whatsapp. E la vettura era stata effettivamente riconsegnata. Tuttavia il gip del tribunale di Torre Annunziata, che ha firmato l’ordinanza di custodia in carcere in carcere richiesta dal pm della Dda Giuseppe Cimmarotta, ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, disponendo per tutti e tre gli indagati l’arresto in carcere.

CRONACA