Il nichilismo che dilaga è il male oscuro tra i giovani

Redazione,  

Il nichilismo che dilaga è il male oscuro tra i giovani

Ci sentiamo parte della società in cui viviamo? Condividiamo tutti i suoi aspetti e i suoi valori? Siamo stimolati dall’ambiente che ci circonda? Abbiamo sogni, obiettivi, progetti? Molte volte sì, altre invece no. Marco, per esempio (il nome ovviamente è di fantasia), è un ragazzo in piena fase adolescenziale che si sente perso, senza ambizioni, senza sogni e senza motivazioni. Ha 17 anni, frequenta il quarto anno di liceo scientifico. Dice: «Credo di essere un ragazzo normale, vado a scuola, ho un buon rapporto coi miei genitori e con mio fratello. Giocavo a calcio, poi ho smesso.

Non voglio diventare un calciatore quindi non vedevo più perché continuare». Marco non ha voglia di immaginare il suo futuro, e non ha voglia di prendere decisioni. è una forma di disagio molto più diffusa di quanto possa sembraee. Tra i giovani, ma anche tra le persone più adulte. è una tendenza a distaccarsi dalla realtà e ad assumere atteggiamenti negativi nei confronti di tutto ciò che ci circonda. Si tratta del nichilismo. Non si ci sente a proprio agio nell’ambiente familiare, in quello scolastico, in quello lavorativo e nemmeno in quello religioso. Ci si estranea da tutto.

A trattare l’argomento è il filosofo e scrittore Umberto Galimberti che nelle sue opere individua le radici del problema non solo nei dubbi che caratterizzano l’età adolescenziale, bensì in una società e in delle istituzioni che oltre a imporsi e imporre determinati valori, lasciano l’individuo senza alcun desiderio, senza alcuna voglia di andare avanti, senza certezza alcuna, ma solo con tanti punti interrogativi e tante insicurezze. «L’ospite inquietante» è decisamente uno dei libri più attuali riguardo questa problematica. Un libro sui giovani che vivono situazioni di disagio perché il nichilismo, ovvero il momento in cui tutti i valori supremi perdono il loro valore, si aggira tra loro, non a caso viene definito proprio come un “ospite inquietante”. «Il male non è tanto nei luoghi della città quanto nell’animo di questi giovani, dove famiglie dai genitori distratti e scuole dai professori annoiati hanno celebrato il loro fallimento», scrive Galimberti. Marco, a proposito di genitori, dice: «I miei provano ad indirizzarmi ma non mi va che scelgano per me». Sulla scuola: «non riesco a trovare nessuna disciplina che mi affascini più di altre». E il futuro diventa cupo. «Non è paura, piuttosto è insicurezza. Non mi sento capito, non voglio prendere decisioni adesso».

Anna Aruta Giuseppe Somma

Liceo Severi | Castellammare di Stabia

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