Il pentito consegna la lista nera di Scanzano: «Ecco chi doveva morire»

Tiziano Valle,  

Il pentito consegna la lista nera di Scanzano: «Ecco chi doveva morire»

Una lista di persone da uccidere. Un elenco di nomi di pregiudicati che nell’ultima guerra di camorra avevano deciso di schierarsi dalla parte degli Omobono-Scarpa per sfidare il clan D’Alessandro. Una condanna a morte da parte della cosca di Scanzano, egemone a Castellammare di Stabia, firmata all’inizio del nuovo millennio. Gran parte di quegli omicidi sono già stati eseguiti nel corso degli anni.A confermare questa tesi e l’esistenza di questa lista di nemici giurati da eliminare – dopo Salvatore Belviso e Renato Cavaliere – è ora Pasquale Rapicano, killer condannato all’ergastolo per l’omicidio di Pietro Scelzo del 2007, che da circa dieci giorni ha deciso di collaborare con la giustizia.I pm dell’Antimafia, nei primi verbali redatti, gli hanno chiesto di ricostruire proprio cosa accadde durante quella guerra tra i D’Alessandro e gli Omobono-Scarpa. Una faida – scoppiata all’inizio del duemila – che finora è stata ricostruita fin nei dettagli per quanto riguarda i delitti commessi dai rivali di Moscarella, che provarono a mettere insieme un’organizzazione criminale assieme ad altri camorristi del centro antico e dell’Acqua della Madonna per sfidare Scanzano. Ma che non è stata ancora ricostruita per quanto riguarda le vendette messe a segno dal clan D’Alessandro. Basta pensare agli omicidi irrisolti di Giuseppe Zingone e Massimo Del Gaudio (uccisi in un agguato in largo Pace nel 2004) e in parte anche di Pietro Scelzo del 2006. Perché il sospetto degli investigatori è che Pasquale Rapicano, condannato all’ergastolo in secondo grado (secondo l’accusa ha partecipato all’omicidio anche Vincenzo Guerriero, morto suicida in carcere nel 2017 e quindi non processato in Appello per questo delitto) abbia avuto altri complici.Ma non è tutto, perché secondo gli investigatori potrebbero essere inseriti in questo contesto anche la scomparsa di Raffaele Carolei – di cui non ci sono più tracce da 8 anni – e l’omicidio di Antonio Fontana. Anche se per due motivi diversi.Per quanto riguarda Carolei si è sempre sospettato che l’ex killer degli Omobono-Scarpa, condannato in via definitiva a 17 anni e 6 mesi di reclusione, possa essere stato vittima di un caso di lupara bianca. Insomma, che qualcuno possa averlo ucciso e poi avrebbe fatto sparire la salma. Qualora fosse confermata questa pista, per gli 007 potrebbe essersi trattato di una vendetta firmata da Scanzano, per punire uno dei componenti del commando che nel 2004 uccise Antonio Martone, cognato del padrino defunto Michele D’Alessandro. Una tesi per la quale l’Antimafia è da anni a caccia di riscontri e subito dopo il pentimento di Pasquale Rapicano, è spuntato fuori che proprio quest’ultimo fosse indagato per la sparizione di Raffaele Carolei. Insomma, il neo collaboratore di giustizia potrebbe fornire importanti indicazioni su ciò che è accaduto al killer degli Omobono-Scarpa.Discorso diverso invece per Antonio Fontana, l’ex pentito massacrato con nove colpi di pistola nel luglio 2017, all’esterno di una pizzeria di Agerola. Il suo nome – come confermato dal pentito Salvatore Belviso – figurava nella lista degli omicidi che il clan D’Alessandro avrebbe dovuto eseguire, perché in passato le sue rivelazioni da collaboratore di giustizia avevano portato all’arresto di affiliati di Scanzano. Ma secondo una pista investigativa quel delitto va inquadrato anche nella volontà del clan di inviare un messaggio a Luciano Fontana, collaboratore di giustizia che ha permesso di ricostruire proprio una parte di quella faida tra gli Omobono-Scarpa e i D’Alessandro, soprattutto dopo gli omicidi eccellenti di Antonio Martone e Giuseppe Verdoliva. Lo stesso Luciano Fontana nel corso di un interrogatorio davanti ai magistrati dell’Antimafia affermò «di essere diventato l’obiettivo del clan D’Alessandro». Che l’omicidio di Antonio Fontana possa essere stata una vendetta trasversale, dunque, è più di un’ipotesi. E anche per questo delitto Pasquale Rapicano potrebbe rivelare particolari importanti.

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