Lavori per la bretella a Torre del Greco: il cantiere è fermo, ma il Comune paga la ditta

Alberto Dortucci,  

Lavori per la bretella a Torre del Greco: il cantiere è fermo, ma il Comune paga la ditta

Torre del Greco. «Viste le difficoltà e le anomalie registrate a partire da ottobre, potremmo revocare l’appalto alla ditta responsabile dei ritardi e procedere con una nuova gara». Sembra una provocazione, ma l’affondo di Pasquale Brancaccio – presidente della commissione ai lavori pubblici nonché esponente di spicco della maggioranza targata Giovanni Palomba – potrebbe riaprire una storica «ferita» della carovana del buongoverno uscita vincitrice dalle elezioni avvelenate del giugno 2018: la mancata realizzazione della bretella di collegamento tra il casello autostradale di via Scappi-Sant’Elena e via Lamaria, un’opera ritenuta fondamentale per snellire il flusso veicolare in direzione di via Nazionale. Il cantiere – inaugurato a novembre del 2018 dal sindaco insieme all’ex assessore ai lavori pubblici Vincenzo Sannino e al funzionario Salvatore Loffredo, oggi entrambi iscritti nel registro degli indagati della procura di Torre Annunziata – doveva essere consegnato entro sei mesi dalla posa della prima pietra. Ovvero, entro giugno del 2019. Poi una prima frenata con la scadenza-bis fissata per agosto, fino ai «problemi tecnici» capaci di bloccare gli interventi.

Lavori fermi, soldi in moto

«Già lo scorso autunno evidenziai alcuni aspetti relativi ai ritardi meritevoli di approfondimenti – ricorda il politico-ultrà, alla terza esperienza a palazzo Baronale -. I tecnici del Comune fornirono ampie rassicurazione, ma a oggi il cantiere resta fermo e abbandonato. Eppure proprio la scorsa settimana l’ente di palazzo Baronale ha liquidato un nuovo stato di avanzamento dei lavori alla Road House, la ditta incaricata della realizzazione della bretella». In pratica, interventi bloccati e soldi in moto.  Una circostanza capace di scatenare malumori e perplessità all’interno della coalizione guidata dallo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio: «In settimana convocherò una riunione della commissione lavori pubblici per affrontare la questione con il dirigente del settore urbanistica e l’assessore al ramo – prosegue Pasquale Brancaccio – Visti i ritardi, si potrebbe pensare di procedere come è stato fatto con l’ex mercato ortofrutticolo di via Purgatorio anziché bloccare un intervento così strategico per la nostra città». Quindi, l’idea destinata a finire al vaglio degli esponenti di maggioranza e opposizione è la revoca dell’appalto aggiudicato alla Road House per gravi inadempienze contrattuali e l’avvio delle procedure per una nuova gara: «Lo scorso autunno qualcuno provò a scaricare le colpe della mancata realizzazione della bretella sulla precedente amministrazione comunale – ricorda il politico-ultrà – ma, a mio giudizio, ci dobbiamo preoccupare dei nostri errori: i lavori dovevano essere ultimati entro giugno 2019, ma siamo praticamente a febbraio 2020 e non abbiamo notizie certe sull’apertura di una strada su cui il Comune ha investito la bellezza di otto/nove milioni di euro».

La variante ai lavori

Perché in piedi resta la vicenda relativa alla «variante» venuta a galla a metà novembre 2019, all’indomani delle dimissioni presentate dal capo dell’assise Felice Gaglione. Alla luce dei problemi registrati per l’esproprio di alcuni terreni su cui doveva passare la bretella, i responsabili del procedimento – a partire dall’architetto Giuseppe D’Angelo, già finito sotto i riflettori per il caso dei fondi persi per la Cittadella dello Sport in viale Europa – avevano già avviato lo studio per apportare correttivi in corso d’opera al progetto finito a bando. A un costo decisamente superiore, circa 700.000 euro, per le casse dell’ente di palazzo Baronale. Al posto di un lungo rettilineo di un chilometro – secondo le modifiche al vaglio dell’ufficio progettazione del Comune – gli automobilisti potrebbero essere costretti a percorrere una doppia chicane per «circumnavigare» le proprietà non espropriate ai privati. Uno «scenario» già all’epoca capace di scatenare la piccata reazione del politico-ultrà di palazzo Baronale. Prima attraverso i social, poi direttamente in municipio. Lo scontro sembrava archiviato con le rassicurazione incassate dal leader della maggioranza targata Giovanni Palomba, ma  – a due mesi di distanza – nulla è cambiato. Se non la somma riconosciuta dal Comune alla ditta Road House per i lavori lasciati a metà. «A questo punto, bisogna valutare se è opportuno tirare una riga e chiudere i ponti con chi, fino a oggi, non è riuscito a rispettare il contratto – conclude Pasquale Brancaccio – Perché, altrimenti, un’opera pubblica fondamentale per Torre del Greco rischia di diventare l’ennesima grande incompiuta della nostra città».

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