Le storie di chi sprofonda negli abissi dell’Hiv

Redazione,  

Le storie di chi sprofonda negli abissi dell’Hiv

Questo libro racconta la storia di Emma, una ragazza introversa, rimasta traumatizzata dalla morte del fratello. Intrapreso un percorso con uno psicologo per superare il lutto, si iscrive a un gruppo di auto-aiuto e così entra a far parte di un mondo che ha conosciuto solo attraverso il fratello: quello dell’Hiv.

Inizialmente è restia a rapportarsi con il gruppo ma, dopo una serie d’incontri, ne diventa parte integrante e cerca il colpevole, chi ha contagiato suo fratello? Quella persona è molto più vicina di quanto possa anche solo pensare. In realtà non è una lettura che appassiona subito,  ma col tempo, pagina dopo pagina, ti fa porre tanti interrogativi,  dando vita alla voglia di cercare risposte. Cosa si prova quando si cade nel vortice dell’Hiv? Cosa ha provato Emma dopo la morte del fratello? Cosa provano i malati? E i loro familiari? Come si fa a non odiare chi ti contagia? Come si reagisce alla notizia della malattia? In realtà, bisognerebbe partire da una domanda fondamentale per capire il libro: conosciamo davvero l’Hiv? Quanti giovani e quanti adulti sono realmente informati su questa malattia? Come si contrae? Quello che si percepisce è che per i malati, o anche solo per i contagiati,  la cosa più grave non è la malattia, quella passa in secondo piano quando si entra in contatto con la realtà.

Il libro racconta anche altre storie di persone sieropositive e riesce a trasmettere perfettamente  il dolore, e  più ancora  la paura delle persone e la vergogna che ancora oggi è il sentimento più diffuso quando un familiare viene contagiato. Non è ancora chiaro che non vi è nessuna colpa nelle persone infettate, la malattia non si trasforma in un mostro. Così facendo il libro raggiunge esattamente lo scopo per cui è stato scritto e distribuito da Anlaids, l’ associazione di volontariato che raccoglie fondi per la ricerca, da cui  io stessa ho comprato il libro.

Consiglio vivamente la lettura del libro ai ragazzi della mia età perché possano acquisire informazioni corrette e soprattutto adottare comportamenti giusti. Per quel che può servire, ritengo opportuno approfittare di questo articolo per chiarire che  il virus dell’Hiv non è pericoloso, si contrae solo attraverso rapporti sessuali non protetti, da madre in figlio o tramite sangue contaminato e non si può essere assolutamente contagiati attraverso abbracci, baci, condivisione di oggetti o cibo. Da un punto di vista medico, comporta un progressivo abbassamento delle difese immunitarie, permettendo ad altre infezioni di attaccare il corpo.

Ad oggi non esiste una cura o un vaccino, ma solo la prevenzione. Le persone contagiate possono non avere sintomi per anni, quindi l’unico modo per sapere se si è infetti è fare il test, un normale prelievo di sangue, in Italia è anonimo e gratuito, e il risultato può essere consegnato solo alla persona che ha fatto la prova. La prevenzione, l’educazione sessuale, sono fondamentali perché solo un’adeguata conoscenza permette che gli infettati non aumentino e che i malati non si sentano soli ed isolati.

Rossella Tufano

Liceo Pascal – Pompei

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