L’eterno ragazzino: «Ho imparato la tattica usando le monetine»

Bruno Galvan,  

L’eterno ragazzino: «Ho imparato la tattica usando le monetine»

Il legame tra Fabiano e la Turris ha superato da poco quota cento. Lui, torrese di nascita, all’alba dei sessantadue anni, ha la passione di un ragazzino e la forza di un ultras dei distinti: venderebbe l’anima al diavolo pur di vedere il Liguori gioire. Ogni domenica siede in panchina e, nonostante la grande esperienza, avverte la stessa emozione di quando prese il controllo della squadra a fine degli anni ottanta sostituendo Amarildo. Oggi è uno degli artefici di questa Turris: “Faremo l’impossibile per raggiungere l’obiettivo. L’entusiasmo della città fa piacere, ma non abbiamo fatto ancora niente”. In questa battuta da vecchio lupo di mare, si nasconde un pizzico di scaramanzia: il famoso ‘obiettivo’ non è chiamato mai con il suo nome.

Come nacque l’idea di allenare?

“Smisi di giocare a 26 anni per mia scelta. Ho sempre avuto un carattere difficile. Per me la libertà è tutto: avrei potuto fare un percorso diverso, ma non ho mai voluto legarmi a nessuno. Ho avuto fin da subito la percezione di poter allenare. In estate, presso il nostro lido, mi divertivo a fare formazioni nei tornei locali. Grazie al pressing telefonico di Antonio Merolla, ebbi l’opportunità di cominciare un qualcosa più di professionale. Fu così che trasformai una semplice passione in lavoro”

Avevi qualche fonte d’ispirazione?

“I miei due maestri sono stati Piero Cucchi e Corrado Viciani. I loro consigli sono ancora oggi preziosi per me”.

Con Viciani hai studiato tattica con monete da 50 e 100 lire.

“Dopo gli allenamenti andavo da lui all’hotel Marad. Mi teneva fino all’una di notte mettendo sul tavolo le due monete di diversa grandezza per simulare i movimenti. Fu così che mi rivelò tutto sul gioco corto che lo rese celebre con la Ternana”

Cosa è la Turris per Fabiano?

“Guidare la squadra della tua città è un qualcosa di speciale, anche se avverti una responsabilità maggiore perché al contempo sei il primo tifoso. Al Liguori sono cresciuto, so cosa significa una vittoria per questa gente”

Sei stato lo scopritore di Gautieri e Vivarini.

“Carmine l’ho notato nelle giovanili dell’Empoli in una partita in cui dovevo visionare una punta. Alla fine mi trovai a ‘sponsorizzare’ l’acquisto di Gautieri e non del ragazzo che doveva essere il nostro obiettivo! I fatti mi diedero ragione: dopo due anni con noi alla Turris, Carmine spiccò il volo. Vivarini lo presi dal Celano quasi a zero e lo rivendemmo al Cosenza per 500 milioni di lire. Un’altra mia scoperta fu Matrecano”

Qual è il presidente che più ti porti nel cuore.

“Mario Vecchietti perché mi diede fiducia quando ero alle prime armi. E’ stato più di un semplice dirigente per me. Stiamo parlando di uno che è morto sul campo per la Turris. Fu qualcosa di scioccante”

La gara che non potrai mai dimenticare?

“Sarebbe facile dire quella con il Bari per il blasone, ma ancora oggi non riesco a mettermi alle spalle quel Turris-Torres 0-2. Secondo me, potevamo fare già all’epoca il grande salto”

Sulla tua strada ci sono ancora i sardi

“La strada è ancora lunga, ci aspettano tante battaglie. La Torres resta l’avversario più ostico che ho affrontato”

Firmeresti a vita con la Turris? “

Assolutamente si. C’è tutto per poter fare bene”.

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