Vincenzo Lamberti

Castellammare di Stabia. Uccise il consigliere Pd: «Romano killer spietato. Non merita alcuna pietà»

Vincenzo Lamberti,  

Castellammare di Stabia. Uccise il consigliere Pd:  «Romano killer spietato. Non merita alcuna pietà»

La lettera di Catello Romano, uno degli esecutori materiali del delitto Tommasino, divide la città. Parole che scavano in fondo a una ferita ancora aperta e mai rimarginata: l’omicidio del consigliere comunale del Pd avvenuto il 3 febbraio del 2009. L’irriducibile, che si pentì per pochi giorni, salvo poi tornare in cella e decidere di scontare i trent’anni di condanna per quel delitto in una lettera al quotidiano “Il Dubbio” aveva parlato di “ultima chance” e del sogno di «diventare avvocato o docente universitario dopo aver scontato la condanna».Parole che non piacciono a Luigi Cuomo, presidente della Casa della solidarietà, l’associazione antiracket che a Castellammare cerca di alimentare una cultura della denuncia contro quella dell’omertà.

«Vede, devo premettere, che io non credo ai pentimenti di alcuni criminali. Soprattutto per una assassino si tratta di un fatto intimo, etico e morale. Giammai questo può confondersi con la giustizia ordinaria. Se la giustizia ha decretato una pena è giusto che venga scontata fino alla fine». Per Cuomo, dunque, «nessuna pietà nei confronti di un sicario. Ci sono le leggi e vanno rispettare».

Parole dure le sue: «Questo signore non intende collaborare con la giustizia ma essere assolto dalla pena. Un motivo in più per lasciarlo lui con i suoi ripensamenti e pentimenti in carcere». Per il presidente di Casa della Solidarietà, dunque, «è offensivo non solo per la famiglia di Tommasino ma per la comunità stabiese sentire e leggere quelle lettere» commenta Cuomo. Per il quale, in questo momento, «in Italia si discute solo di prescrizione, dimenticando invece colpevolmente che esistono le vittime, quelle che dai processi devono ottenere giustizia. E sono quelle persone che, invece, a volte devono ascoltare parole in libertà da parte di chi ha commesso reati e vorrebbe anche ottenere una sorta di indulgenza morale».

E’ un tema caldo, sentito, quello delle lettere di Catello Romano. Dei quattro componenti del commando (Renato Cavaliere, Salvatore Belviso e Raffaele Polito gli altri tre) lui è il solo a non essersi pentito. L’unico che ha deciso di non passare dalla parte dello Stato, magari sciogliendo i dubbi legati ai nomi di altri soggetti coinvolti in quel terribile omicidio. Solo pochi giorni di dubbio, poi la fuga dalla località protetta, l’arresto e la scelta di andare in galera senza alcuna volontà di collaborare con la giustizia. Romano che parlava del clan come di una scuola di vita, quello che sapeva già armare una pistola giovanissimo, iscritto addirittura al Pd, lo stesso partito della sua vittima. Per don Salvatore Abagnale, sacerdote della parrocchia dello Spirito Santo che coi giovani a rischio ci lavora ogni giorno, anche Romano è una vittima: «Credo che se i ragazzi avessero l’opportunità di comprendere quello che hanno nel proprio cuore grazie all’aiuto di persone che sapessero tirare fuori quello che hanno dentro, si eviterebbero ingiustizie, e si creerebbe una possibilità di realizzazione personale per il bene di tutti».

Don Salvatore parla da sacerdote e non potrebbe essere altrimenti: «Da prete so che Dio ha messo nel cuore di ognuno di noi il desiderio dell’eternità, ma questi ragazzi non sanno bene come e dove realizzarla. Ognuno cerca di lasciare una traccia». E su questi ragazzi difficili, come ben sa chi lavora nelle piazze a rischio, l’ombra dei clan è un pericolo continuo: «Se vengono presi da chi non dovrebbero, finiscono per essere plasmati a proprio piacimento. La camorra presenta una vita affascinante coi suoi mezzi, i soldi, e coglie quello che le persone si portano dentro: il voler essere rispettate e realizzate». Per don Salvatore «quello che dice Catello Romano deve essere con forza annunciato anche agli altri. Tanti giovani, quelli uccisi dai clan, non lo possono dire più, perché la camorra uccide». Ed è qui il suo appello: «Chiedo a tutte le persone che hanno un compito educativo a non venir meno difronte a ragazzi “difficili” ma a credere ancor di più su di loro».Ragazzi che ancora oggi rappresentano la nuova manovalanza della camorra spietata e assassina.

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