Torre Annunziata. Una bomba carta e 18 colpi: notte di inferno a Fortàpasc

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Una bomba carta e 18 colpi: notte di inferno a Fortàpasc

Diciotto colpi esplosi contro due saracinesche del bar Ittico, nel cuore del centro storico. Una bomba carta piazzata davanti all’abitazione di un pregiudicato, attualmente detenuto, nel rione Provolera. Due episodi, a distanza di poche ore l’uno dall’altro. Nel bel mezzo della notte. La criminalità spietata che distrugge, terrorizza. Una camorra che non si ferma e che a Torre Annunziata continua a far tremare commercianti e cittadini. Una guerra che ha più teste ma un solo obiettivo: incutere timore. Che sia per la legge dello spaccio, che sia per regolamenti personali o per la richiesta del pizzo. Una guerra che lo Stato non riesce più a frenare. E così, ecco un’altra notte di inferno a Fortapàsc.

Le luci nel rione Provolera sono quasi spente. Fioche. Colpa dei lampioni sporchi, o delle lampadine fulminate da giorni, da mesi. Il buio ha soffocato da tempo la voglia di riscatto e ha lasciato terreno fertile al degrado. Alla camorra. E’ una domenica come le altre. Il silenzio che rimbomba non è l’alternativa in un giorno di riposo, ma l’unico rumore che si sente. Sempre. Il rione Provolera è un pezzo di città abbandonato. Dimenticato da tutti. Anche i pochi residenti che abitano lì sono diventati cittadini estranei. Conseguenza della maledizione dei centri storici a Fortapàsc. Ma è quel silenzio a fare da cassa risonanza all’esplosione. Ad amplificare il terrore. Ore 21,00. Un boato. Una vetrata che si spacca. La deflagrazione che causa un danneggiamento del cancello del garage. E l’inizio della caccia al colpevole e alla vittima. Una sequenza che dura pochi secondi. La bomba viene piazzata davanti alla casa di un pregiudicato, attualmente detenuto per reati di spaccio. La moglie capisce che si tratta di un avvertimento. Ripulisce il portone. Cancella le prove. Ma ormai è tardi: la notizia arriva ai poliziotti del commissariato di Torre Annunziata. Gli uomini del dirigente Claudio De Salvo hanno fiuto. Piombano nel rione e ricostruiscono quanto accaduto ascoltando le vittime ma ci sono zero sospetti e la giustificazione da copione: «Siamo gente perbene, nessuna minaccia, non sappiamo come sia stato possibile». E così questo diventa un altro caso su cui indagare. Passano un po’ di ore.

Le luci nel rione continuano ad essere fioche. Il silenzio continua a fare da padrone alla città che dorme. Ma in un altro punto di Torre, nel rione dalle case sgarrupate, la camorra torna a farsi sentire. In piazza Papa Giovanni XXIII, all’ombra della Basilica della Madonna della Neve due sicari scaricano due caricatori contro le serrande del bar Ittico: 18 colpi esplosi contro il bar. I proiettili attraversano le serrande, infrangono i vetri interni e danneggiano diversi suppellettili. Ad accorgersi quello che è accaduto sono alcuni residenti. Sul posto arrivano anche i titolari dell’esercizio commerciale. In questo caso vengono allertate anche le forze dell’ordine. I carabinieri della stazione di Torre Annunziata – coordinati dal maresciallo Egidio Valcaccia – effettuano i rilievi e riescono a recuperare, solo cinque ogive. Si sospetta che siano state raccolte dai sicari. I titolari hanno dichiarato di non aver mai ricevuto minacce da nessuno nè richieste estorsive. Da qualche giorno  il bar era chiuso per un cambio di gestione e lavori interni. Un bar dove si radunano i pescatori e residenti, spesso si radunano proprio lì. Una notte d’inferno. Due raid che hanno dato l’ennesima scossa alla città. Due episodi che potrebbero essere collegati, l’uno con l’altro. Eppure, se mentre nel primo caso si ipotizza un regolamento per dinamiche legate allo spaccio di droga, nel secondo si pensa invece a una vendetta personale. Lo scorso anno lo stesso bar fu già vittima di un  raid: era il 12 marzo del 2018 e nel cuore della notte ignoti piazzarono una bomba carta davanti alla saracinesca. In entrambi i casi non ci sono telecamere ne private nè quelle della pubblica videosorveglianza che possano aiutare poliziotti e investigatori a fare chiarezza, a fornire elementi utili.

Intanto nei rioni i rampolli spregiudicati continuano a seminare il terrore. Nel cuore della notte. Su quel rione le luci sono spente da tempo. E non si tratta solo di guasti elettrici. Il corto circuito è cominciato diversi anni fa, quando qualcuno ha deciso di ridurre a ghetti dello spaccio quei quartieri da “salvare”, alimentando la paura, il potere della camorra. @riproduzione riservata

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