In carcere i vivaisti-narcos di Gragnano, condannati madre e figlio

Elena Pontoriero,  

In carcere i vivaisti-narcos di Gragnano, condannati madre e figlio

In carcere madre e figlio, ritenuti responsabili delle maxi coltivazioni di marijuana scoperte a Pagani. Una tonnellata e mezzo di droga era stata occultata tra le serre di proprietà della famiglia di vivaisti Buononato, residente in via Ponte Carmiano a Gragnano. I commercianti di fiori, infatti, erano finiti ai domiciliari in attesa della chiusura del processo. Ieri è arrivata la condanna definitiva per Lucia Cannavacciuolo, 66 anni e per il figlio Antonio Buononato di 38 anni. Per entrambi è scattato l’arresto e si sono aperte le porte del carcere dove dovranno restare per 3 anni e 4 mesi. Gli esperti dal pollice verde erano rientrati nel mirino degli agenti della polizia, che a ottobre del 2017 avevano fatto scattare le manette ai polsi della famiglia Buononato, a conclusione di un blitz degli agenti di polizia che portò alla luce una rete di spaccio attiva sull’asse stabiese-agro-noceri- no sarnese. Un impero messo su dai vivaisti-narcos che erano riusciti a costruire anche dei laboratori fai-da-te per poter seguire la droga nei vari passaggi, dalla produzione allo spaccio. Fiumi di marijuana che avrebbero fruttato guadagni da capogiro, una volta immessi sul mercato illegale. Il laboratorio fai-da-te Una produzione importante di marijuana occultata tra le 21 serre di ortaggi di proprietà dei Buononato. Parte della coltivazione era stata rinvenuta nel fondo agricolo a Pagani, pronta per passare alla fase successiva di essiccazione e lavorazione per diventare dosi per lo spaccio. All’interno delle serre erano state rinvenute 60 piante di marijuana, dell’altezza di un metro e 80 centimetri, per un peso di oltre una tonnellata, mentre in una casa colonica, suddivisa su due piani, era stato sequestrato un fucile calibro 16, illegalmente detenuto, oltre ad accertare che il sottotetto era utilizzato per l’essiccazione delle piante. Un blitz che dalla provincia di Salerno si era spostato sui Monti Lattari, presso l’abitazione della famiglia Buononato in una zona periferica della città di Gragnano. I poliziotti, infatti, avevano fatto irruzione nella casa dei vivaisti trovando e sequestrato un altro quantitativo di marijuana, suddivisa in migliaia di piante conservate in due celle frigorifere, del tipo per la conservazione di ortaggi e fiori da commercializzare. Erano state sequestrate, inoltre, 4 buste in cellophane, contenenti oltre un chilo di foglie già essiccate, pronte per l’immissione sulle piazze di spaccio. Completamente distrutto dagli agenti di polizia il laboratorio fai-da-te completo di 8 stufe a ventola, utilizzate per l’essiccazione della sostanza stupefacente, nonché materiale idoneo per la coltivazione e il confeziona- mento della cannabis indica, tra cui bilancini di precisione, coltelli, buste in cellophane. La condanna Sotto sequestro erano finiti 3 telefoni cellulari, 4 autovetture (una di modello Mercedes, una Peugeot e due utilitarie), varie carte di credito e assegni. Madre e figlio sono stati condannati in quanto ritenuti i principali responsabili, in concorso tra loro, del reato di produzione e traffico di sostanza stupefacente. Lucia Cannavacciuolo è stata reclusa nel carcere di Pozzuoli dove dovrà restare per i prossimi 3 anni e 4 mesi, mentre il figlio Antonio Buononato, 38enne, è attualmente detenuto nel carcere di Poggioreale dove dovrà scontare la medesima pena di 3 anni e 4 mesi.

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