Pensionato travolto e ucciso a Torre del Greco, il figlio del centauro: «Chiedo perdono per papà»

Alberto Dortucci,  

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Torre del Greco. Un mazzo di fiori e un biglietto di scuse per «partecipare» allo straziante dolore di una famiglia spezzata da una tragedia capace di scuotere un’intera città. Un «segno di pace» per esprimere in modo tangibile il rimorso legato all’incidente costato la vita al pensionato Antonio Ventimiglia, l’ex commerciante di 82 anni travolto e ucciso da un centauro-killer in via Salvator Noto – la strada di collegamento tra piazza Santa Croce e via Roma, recentemente chiusa al traffico – lo scorso 2 gennaio. A tre settimane dai funerali celebrati all’interno della chiesa madre di Torre del Greco, spunta la richiesta di «perdono» invocata dal figlio di F.M. – il centauro-killer, attualmente sottoposto agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio stradale – ai parenti della vittima.

Il mazzo di fiori e le scuse

Alla vigilia dell’ultimo saluto al pensionato – ex titolare del negozio per bambini «La cicogna» di via Roma e decano dei commercianti del centro storico – il figlio di 13 anni di F.M. volle incontrare il fratello dell’assessore ai lavori pubblici Elvira Novella Ventimigla per consegnare simbolicamente un mazzo di fiori e un messaggio di cordoglio della propria famiglia. I fiori furono deposti proprio a pochi passi dal luogo dello schianto, mentre il biglietto fu consegnato direttamente a Enrico Ventimiglia. D’altronde, già il giorno della tragedia le sorelle di F.M. – sottoposto al narcotest, poi risultato positivo – scelsero di restare al fianco dei familiari della vittima durante le interminabili ore di calvario all’ospedale Sant’Anna e Madonna delle Nevi di Boscotrecase. Tre ore in cui Antonio Ventimiglia venne sottoposto a una lunga serie di accertamenti, prima del trasferimento all’ospedale Cardarelli di Napoli. Dove il suo cuore si fermò a quattro ore dall’incidente.

Le indagini della procura

Mentre F.M. resta agli arresti domiciliari in attesa della perizia psichiatrica invocata dalla difesa dell’uomo, il pubblico ministero Giuseppe Borriello – titolare dell’inchiesta condotta dalla procura di Torre Annunziata – ha affidato l’incarico per gli accertamenti tecnici irripetibili. Le relazioni dei periti dovranno essere consegnate entro 60 giorni. Ma gli elementi in mano all’accusa – in parte forniti dalla difesa della famiglia di Antonio Ventimiglia, rappresentata dall’avvocato Gaetano Frulio – non lasciano particolari dubbi sull’esatta ricostruzione dell’impatto. Come confermato da diversi testimoni oculari della tragedia, M.F. – in sella a una potente Honda Transalp, insieme a un passeggero minorenne sprovvisto di casco – affrontò la leggera salita di via Salvator Noto a elevata velocità, peraltro impennando sulla ruota posteriore del «bolide». Proprio la spericolata manovra avrebbe impedito al trentottenne – volto già noto alle forze dell’ordine del territorio – di vedere in tempo la vittima e, magari, scongiurare un impatto capace di spezzare per sempre la vita di due famiglie.

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