Tiziano Valle

Cocaina dal Sudamerica, crollano le accuse contro Cesarano

Tiziano Valle,  

Cocaina dal Sudamerica,  crollano le accuse contro Cesarano

Attilio Cesarano, l’imprenditore stabiese “re de funerali” nella provincia a nord di Napoli, non finanziava l’acquisto di grosse partite di droga per conto del clan Polverino. O quantomeno le accuse nei confronti di Cesarano non hanno riscontri oggettivi. E‘ quanto si evince dalle motivazioni della sentenza della quarta sezione penale della Corte di Cassazione, che ha annullato la condanna a 4 anni e 8 mesi, nei confronti dell’imprenditore rispedendo gli atti alla Corte d’Appello.Per Attilio Cesarano si tratta della terza assoluzione in meno di un decennio. La prima arrivò nel 2013 quando fu scagionato dall’accusa di aver commesso 15 estorsioni ai danni di agenzie funebri concorrenti. La seconda nel maggio 2019, quando la Corte d’Appello lo ha assolto dall’accusa di essere in affari con il clan Polverino, cancellando una condanna a 12 anni di carcere. La terza è legata proprio all’inchiesta su un traffico di droga tra il Sudamerica e l’hinterland napoletano. In secondo grado Cesarano (difeso dall’avvocato Stefano Sorrentino) aveva incassato 4 anni e 8 mesi di reclusione, ma la Cassazione ha annullato la sentenza.

L’inchiesta

Attilio Cesarano è da tempo nel mirino degli inquirenti che indagano sugli affari del clan Polverino, attivo tra Quarto, Calvizzano e Marano. L’imprenditore partito da Castellammare di Stabia, secondo il teorema dell’Antimafia, sarebbe riuscito a conquistare il monopolio delle pompe funebri nella periferia a nord di Napoli proprio attraverso i rapporti con la criminalità organizzata. Diverse le inchieste che hanno tirato in ballo Attilio Cesarano, tra queste proprio quella relativa al traffico di sostanze stupefacenti tra il Sudamerica e l’Italia che nel 2012 portò anche all’arresto dell’ex sindaco di Marano, Carlo Di Lanno.Il punto è che – come sottolineano i giudici della Cassazione – il quadro accusatorio non sarebbe chiaro. Negli atti dell’inchiesta, infatti, ad Attilio Cesarano viene contestata la presunta partecipazione alle trattative per l’acquisto di grosse partite di hashish, mentre nel capo d’imputazione si fa riferimento a traffici di hashish e cocaina rispetto ai quali però l’imprenditore stabiese sarebbe estraneo.Non sarebbe definito, inoltre, quale ruolo avrebbe svolto Attilio Cesarano nelle trattative per l’acquisto di queste grosse partite di stupefacenti (in alcuni casi si parla addirittura di una fornitura di oltre 400 chili di cocaina). Una questione che ora dovrà essere affrontata da una nuova sezione della Corte d’Appello, che secondo la Cassazione dovrà esprimersi sulle censure mosse dalla difesa dell’imprenditore di Castellammare di Stabia.Attilio Cesarano, dunque, dovrà affrontare un nuovo processo.

L’ultimo, stando a quanto affermano i suoi legali. Che da tempo stanno paventando in aula che il “re dei funerali” sarebbe perseguitato dalla giustizia. Una convinzione che – questa la tesi della difesa – deriva dalle assoluzioni incassate in questi anni dall’imprenditore accusato prima di estorsioni ai danni dei rivali in affari, poi di connivenza con il clan Polverino e infine di aver partecipato all’acquisto di grosse partite di sostanze stupefacenti. Accuse che hanno costretto l’imprenditore di Castellammare di Stabia a subire nove anni di custodia cautelare tra carcere e domiciliari.

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