No all’aumento dell’imposta di soggiorno in penisola sorrentina

tore,  

No all’aumento dell’imposta di soggiorno in penisola sorrentina

Sorrento. Nessun aumento o raddoppio. Nessuna stangata come temuto qualche settimana fa complice un’ipotesi valutata dal governo giallorosso. L’imposta di soggiorno non cambia. Né a Sorrento né negli altri Comuni della penisola sorrentina. Il tariffario rimane immutato. Di recente, la giunta di Sorrento ha confermato il listino varato un anno fa. Le previsioni di incasso sono comunque molto alte e parlano di un introito pari ad almeno sei milioni di euro. A Sorrento, la tassa giornaliera a carico degli ospiti varia di struttura in struttura. Per gli hotel a tre stelle si pagherà ancora 1,50 euro al giorno (prima la quota era di un euro), in quelli a quattro stelle si passa a tre euro (in precedenza era 1,50 euro) e quattro euro per il soggiorno negli alberghi a cinque stelle. In campeggi, ostelli e agriturismo l’aumento tra vecchio e nuovo listino è di 50 centesimi: da un euro a 1,50. Per case vacanza, affittacamere, residence e altre strutture la quota è di tre euro, come i Bed and breakfast. Nella vicina Sant’Agnello, l’imposta quotidiana per ogni ospite sarà di 1,50 euro per gli hotel a tre stelle. Si passa a due euro per le strutture a quattro stelle sino a tre euro per gli hotel a cinque stelle. Per villaggi turistici e campeggi c’è la tariffa unica di un euro. Stesso prezzo per le location per ospitalità collettiva, tipo gli ostelli. Rimane di due euro, invece, l’importo dell’imposta per bed and breakfast professionali e non professionali, affittacamere, case per vacanze, case per ferie, case religiose per ospitalità e altre forme di incoming dei turisti di carattere extralberghiero. Due euro anche per i residence. L’imposta di soggiorno rimane di 1,50 euro al giorno per gli agriturismo. Intanto, la guardia di finanza indaga sulle strutture extralberghiere. Un fenomeno esploso in tutta la penisola sorrentina con numeri da capogiro. Le fiamme gialle lavorano su un fronte preciso: l’evasione fiscale. D’altronde gli accertamenti di routine fatti dai Comuni forniscono già risposte abbastanza eloquenti che sostengono la tesi secondo la quale il business dell’incoming coincide pure con sacche di furbetti a dir poco corpose.

CRONACA