Torre Annunziata. Palazzo Fienga, sì al recupero: il Ministero invia i suoi 007

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Palazzo Fienga, sì al recupero: il Ministero invia i suoi 007

«Ogni giorno c’è un piccolo tassello che si unisce ad un altro e la riqualificazione di Palazzo Fienga, il riscatto di un simbolo della camorra a simbolo della legalità, sembra sempre più vicina» a dirlo è l’assessore al patrimonio Emanuela Cirillo. Ne è convinta sopratutto dopo l’ultimo incontro avuto a Roma al Viminale nei giorni scorsi e sopratutto dopo la notizia che gli 007 del Ministero e i tecnici del Prefetto di Napoli saranno a Torre Annunziata nei prossimi giorni per un sopralluogo all’interno del palazzo della camorra. Un sopralluogo nella fabbrica della morte, un incontro per toccare con mano lo stato dell’edificio chiuso e murato dal 15 gennaio del 2025. Da quel giorno la struttura è off-limits, nelle mani dell’Agenzia dei Beni confiscati alla camorra e in attesa di un intervento che possa cancellare i pericoli e rendere la struttura accessibile ma sopratutto trasformarla in un simbolo di legalità. Il progetto prevede la riqualificazione dell’edificio che sarà poi trasformato in un commissariato. Ecco perchè nei prossimi giorni, insieme agli 007 del Ministero arriveranno anche i tecnici del Prefetto di Napoli. Ieri mattina l’Agenzia partenopea ha dato anche il suo via libera per accedere alla struttura di via Bertone.

«Il sopralluogo avrà lo scopo – spiega l’assessore al patrimonio Cirillo – di verificare le condizioni del palazzo e iniziare a programmare gli interventi. Finalmente alle parole iniziano ad arrivare i primi riscontri: sappiamo che si tratta di un progetto importante, di un investimento altrettanto importante ma ci crediamo. La trasformazione di Palazzo Fienga – dice ancora l’assessore Cirillo – a commissariato, a bene della collettività rappresenta per la città di Torre Annunziata un segnale forte.

Non ci fermiamo e stiamo continuando a lavorare: proprio ieri la notizia del sopralluogo che ci rende ancora più orgogliosi e sopratutto concretizza quella che fino a qualche tempo fa era un’idea nella quale credevano in pochi». Un primo passo importante che arriva a distanza di cinque anni da quel 15 gennaio del 2015 quando centinaia tra carabinieri, poliziotti, finanzieri. Lo Stato bussò alle porte di Palazzo Fienga, l’ex fortino inespugnabile del clan Gionta, la sanguinaria cosca fondata dal super boss Valentino. Fino a quel momento, a Torre Annunziata, i principali centri di potere erano tre: il tribunale, la casa della giustizia, il Comune, quella dei cittadini e Palazzo Fienga, la casa della camorra. Lo raccontava, nelle sue cronache, anche Giancarlo Siani, il giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra.

Il 15 gennaio di cinque anni fa lo Stato mise alla porta gli inquilini di quella che l’Antimafia definì una “fabbrica di morte”. Lì, nelle stanze cadenti di quel palazzo storico scippato alla città, il clan decideva tutto. Strategie, affari. Emetteva le sue condanne senza appello. Un quadro drammatico dipinto, anni dopo, dalle inchieste che hanno decapitato l’ala militare di quell’organizzazione criminale che ancora oggi incute terrore.  Cinque anni sono trascorsi da quel giorno e ora, finalmente, il riscatto potrebbe essere vicino.

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