Droga in penisola sorrentina, 5 condanne. Stangata ai parenti del boss Di Martino

Ciro Formisano,  

Droga in penisola sorrentina, 5 condanne. Stangata ai parenti del boss Di Martino

Si chiude con cinque condanne per trent’anni di carcere complessivi il processo di primo grado con rito abbreviato nato dall’inchiesta “Terre delle Sirene”, l’indagine condotta dalla procura di Torre Annunziata che ha fatto luce sulle mire del clan Di Martino di Gragnano in penisola sorrentina. Il verdetto è arrivato nel pomeriggio di ieri. Il giudice Adele Marano ha praticamente confermato le dure richieste di condanna formulate, nel corso della sua requisitoria a dicembre, dal sostituto procuratore Emilio Prisco, il pm che ha coordinato le indagini. La condanna più pesante l’ha incassata Mario Molinari, fratello di Annamaria e cognato di Leonardo Di Martino, alias ‘o lione. Molinari è stato condannato a 8 anni e 10 mesi di reclusione. A seguire i 6 anni e 8 mesi per Luigi Cioffi, i 5 anni e 8 mesi per Viviana De Liso e i 5 anni e 6 mesi per Giuseppe Di Martino. A chiudere il cerchio i 6 anni e 4 mesi di reclusione incassati da Fabio Di Martino, figlio di Leonardo ‘o lione e fratello di Antonio: il boss di Iuvani latitante dal dicembre del 2018 dopo essere sfuggito a un blitz dell’Antimafia in esecuzione di un’ordinanza cautelare per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il giudice, a corredo della sentenza, ha anche disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Mario Molinari e Fabio Di Martino. Entro 90 giorni verranno depositate le motivazioni e i legali del collegio difensivo potranno valutare l’eventuale ricorso in Appello. Una sentenza che conferma il castello accusatorio eretto dai pm di Torre Annunziata.  Le attività investigative condotte dai carabinieri hanno preso il via all’inizio del 2018 in seguito ad alcuni incendi sospetti di auto e piccoli danneggiamenti verificatisi negli ambienti degli spacciatori di Vico Equense. I militari dell’Arma, grazie anche all’ausilio di intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche, hanno appurato il tentativo di ”invasione” territoriale in atto da parte di alcuni gruppi legati a doppio filo alla storica dinastia di narcos con base sui Monti Lattari. «Le indagini hanno in particolare ricostruito centinaia di cessioni di droga, trasferimenti di stupefacente, ingenti pagamenti di contanti a produttori e fornitori, aggressioni tra malavitosi per ottenere il controllo criminale del territorio», l’analisi dell’inchiesta fornita all’indomani del blitz culminato in 17 arresti dall’ex procuratore capo Alessandro Pennasilico. Nel corso dell’indagine sono stati effettuati decine di riscontri, individuate e distrutte migliaia di piante di ‘cannabis indica’ coltivate nelle zone impervie del Monte Faito, identificati presunti mandanti e autori di spedizioni punitive contro spacciatori concorrenti.  Un sistema di cui sarebbero stati assoluti protagonisti gli esponenti della famiglia che da anni produce ed esporta marijuana in mezza Europa. Un clan ricco e potente che oggi, secondo gli 007, sarebbe diretto proprio dal latitante Antonio Di Martino, pluripregiudicato coinvolto anche nell’inchiesta “Olimpo”: la mega indagine condotta dall’Antimafia sul patto tra clan per spartirsi gli introiti dell’affare pizzo tra Castellammare, Gragnano, Pompei ed Agerola.

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