Mazzette e camorra, sospeso dirigente comunale di Ottaviano

Andrea Ripa,  

Mazzette e camorra, sospeso dirigente comunale di Ottaviano

Sono accusati di aver favorito ditte vicine al clan Polverino, l’inchiesta scandalo sui lavori all’interno dell’area Pip di Marano effettuati tra il 2005 e il 2006 ha scatenato una nuova bufera sul Comune di Ottaviano. Tra i destinatari dei provvedimenti emessi ieri mattina dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, eseguiti dai carabinieri del Ros, c’è anche un funzionario del municipio di Ottaviano. Armando Santelia, architetto dell’Ente e responsabile dell’ufficio urbanistica e territorio per conto dell’amministrazione guidata dal sindaco, Luca Capasso, è stato sospeso dai pubblici uffici per dodici mesi. Secondo la magistratura faceva parte della cricca che agevolò ditte sovvenzionate dalla camorra. Insieme a lui sono finiti agli arresti domiciliari l’ex sindaco di Marano – oggi consigliere comunale di minoranza – Mauro Bertini e l’imprenditore edile Angelo Simeoli. Nei loro confronti le accuse, a vario titolo, per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio aggravata dalle finalità mafiose.Lo scandalo di MaranoI legami sporchi tra imprenditoria, politica e camorra a Marano erano già finiti al centro di un’inchiesta che nel 2017 portò all’arresto di 5 persone per una serie di appalti per la realizzazione dell’area di insediamento produttivo affidati ad aziende sostenute da Giuseppe Polverino, detto o’ Barone, capo dell’omonimo clan. Nuove risultanze investigative hanno accertato come l’ex sindaco di Marano, Mauro Bertini, e l’ex capo dell’ufficio tecnico, Armando Santelia, oggi in servizio a Ottaviano, avrebbero favorito l’aggiudicazione di una commessa per l’opera da oltre 40 milioni di euro alla ditta dei fratelli Raffaele e Aniello Cesaro, ritenuti essere in società occulta con gli esponenti del clan Polverino. Al sindaco dell’epoca sarebbe anche stata consegnata una mazzetta di 125mila euro. In questo contesto emerge anche la figura di Angelo Simeoli, imprenditore anche lui ritenuto vicino al clan Polverino, monetizzava, celando tali operazioni nell’ambito di attività svolte da proprie società, 5 assegni bancari per complessivi 62 mila e 500 euro, soldi poi versate all’ex sindaco di Marano, a saldo di altri 50mila euro, corrisposti in contanti al primo cittadino di allora direttamente dai fratelli Cesaro. Bertini e Simeoli sono inoltre indagati con l’odierno provvedimento per la realizzazione, tra gli anni 2004-2006, in violazione del piano regolatore comunale vigente, di un complesso residenziale composto da 27 appartamenti e 9 attività commerciali, edificato con l’abbattimento di una vecchia tenuta in stato di abbandono, denominata Masseria Galeota. I lavori sono stati eseguiti da una società di costruzioni di Simeoli che, al fine di ricevere le previste autorizzazioni, consegnava a Bertini, sindaco in carica dell’epoca, una somma di denaro non quantificata. Infatti, Santelia, dirigente dell’Ufficio tecnico, già a processo, poi prescritto, per le relative violazioni in materia urbanistica, su direttive del sindaco Bertini, aveva consentito a Simeoli di presentare il progetto con una semplice Dichiarazione di inizio attività (D.i.a.), in luogo della necessaria concessione edilizia.La bufera a OttavianoUna vicenda che ha avuto inevitabili ripercussioni anche sul Comune di Ottaviano, dove Santelia è attualmente in servizio e ricopre la carica di responsabile dell’ufficio urbanistica dell’Ente. Il funzionario, già coinvolto in un’inchiesta coordinata dalla Procura di Nola circa il presunto interramento di rifiuti sotto i binari della ferrovia dismessa durante l’emergenza incendi sul Vesuvio, è nuovamente finito nel mirino della magistratura. Tuttavia il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, ha spiegato che i fatti contestati al funzionario non hanno nulla a che fare con l’Ente da lui guidato. «E’ una vicenda che non riguarda assolutamente il Comune di Ottaviano, speriamo che presto tutto possa risolversi. – le parole del primo cittadino – Siamo sicuri che l’architetto Armando Santelia possa dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati dalla magistratura, allo stesso tempo siamo consapevoli che la giustizia possa fare il suo corso».

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