Imposta di soggiorno, gli operatori della penisola sorrentina spingono anche per patteggiare

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Imposta di soggiorno, gli operatori della penisola sorrentina spingono anche per patteggiare

Numerosi rappresentanti legali di hotel e strutture extralberghiere finiti sotto accusa per l’ipotesi di peculato pensano di farsi giudicare col rito abbreviato. Un modo come un altro per incassare uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Non solo, alcuni imprenditori hanno già chiuso il procedimento penale con un patteggiamento concordando la pena con la Procura di Torre Annunziata. Si tratta dei nuovi sviluppi a proposito della maxi inchiesta che riguarda un centinaio di operatori turistici della penisola sorrentina che sono nei guai perché, stando alle ricostruzioni della guardia di finanza, hanno omesso di liquidare o erogato in ritardo le quote di imposte di soggiorno riscosse presso le proprie strutture. Proprio nei giorni scorsi, è venuto a galla un particolare che sta facendo discutere. I Comuni della penisola sorrentina almeno per il momento hanno deciso di non costituirsi parte civile nei procedimenti avviati a carico degli imprenditori turistici. Inizialmente vennero indagati 133 rappresentanti legali delle società che gestivano le strutture finite sotto la luce dei riflettori della guardia di finanza. Alcuni hanno ottenuto l’archiviazione, altri hanno preferito il giudizio con rito abbreviato. Mentre diverse posizioni sono in attesa dell’avvio del dibattimento con rito ordinario. Fatto sta che secondo la Procura di Torre Annunziata, diversi titolari di strutture ricettive della penisola sorrentina, dal 2012 al 2016, hanno trattenuto o versato in ritardo l’imposta di soggiorno per oltre un milione di euro. La Procura di Torre Annunziata, che ha coordinato negli accertamenti la guardia di finanza di Massa Lubrense, accusa di peculato d’uso i rappresentanti legali di hotel e strutture extralberghiere perché, all’atto di ricevere dai propri ospiti la quota dell’imposta da girare ai Comuni, sono dei veri e propri agenti contabili come ha già sancito a più riprese sia dalla Corte di Cassazione sia dalla sezione centrale della Corte dei Conti. L’accusa di peculato d’uso mossa nei confronti di coloro che, in ritardo, hanno liquidato i soldi agli enti locali è motivata anche per un altro elemento: non rispettando i termini imposti dalle amministrazioni per il pagamento, hanno provocato un danno al Comune che si è trovato, seppur per un periodo di tempo limitato, a non poter fare affidamento su quelle somme e iscrivere a bilancio nuovi ruoli.

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