Torre Annunziata. Le rivelazioni del pentito Luppo: «Dovevamo uccidere Tamarisco»

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Le rivelazioni del pentito Luppo: «Dovevamo uccidere Tamarisco»

«I Tamarisco dovevano morire». I narcos più temuti in città, spietati e pericolosi,  dovevano essere uccisi. Lo dice il pentito Michele Luppo. Lo rivela durante uno degli interrogatori che portano alla luce uno scenario inquietante sulla faida interna ai clan che a Torre Annunziata ha prodotto decine di morti ammazzati. Anni in cui il piombo e l’asfalto si sporcavano continuamente di sangue. Ed era l’unica copertina di una città in cui la camorra continuava a seminare terrore. Lo sa quel pentito che svela anche i tanti rancori covati dai clan. Tanto da sentenziare la morte dei fratelli Tamarisco. Avevano messo le mani su tutte le tratte di spaccio, la cocaina «era l’affare che riuscivano a portare avanti perchè avevano contati ovunque». Luppo lo sa bene: era un affiliato del clan dei Gallo-Cavalieri come lui stesso spiega. «Ho iniziato a collaborare nel 2007 – dice ai magistrati – Ho fatto parte di più clan: precisamente della famiglia dei Chierchia e poi sono stati per anni  un uomo fidato dl clan Gallo- Cavalieri e qui ho capito che i rapporti tra loro e la famiglia dei Tamarisco non erano per nulla buoni». Luppo non esita poi a svelare con chiarezza la vendetta che era  maturata «Non erano buoni i rapporti tra i Cavalieri e i Tamarisco: eravamo nemici e in più di un’occasione avevamo anche provato ad ucciderli».

«I Tamarisco – dice – dovevano morire». «Abbiamo provato ad ucciderli». Poi il racconto di quel tentato omicidio che fallì ma che lasciò il segno: «Bernardo, il fratello di Tamarisco fu sparato dai Cavalieri: gli spararono diversi colpi ma uno lo ferì alla gamba e da quel giorno è costretto a stare seduto su una sedia a rotelle». Un agguato fallito, un omicidio che ovviamente non è stato portato a termine ma che ha però allargato le distanze tra le famiglie criminali e in particolare isolato i Tamarisco. Ma nonostante tutto i Nardiello continuano a rappresentare una delle famiglie criminali più pericolose e attualmente – dopo la relazione della Direzione Investigativa Antimafia – narcos pericolosi e spietati. Il capo della famiglia, Francesco Tamarisco, è attualmente detenuto e su di lui grava una della accuse più pesanti: essere il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino, la mamma coraggio uccisa per aver denunciato i pedofili che abusavano di suo figlio. Ad accusare Tamarisco ci sono sette pentiti, tutti contro di lui e tutti decisi ad aiutare lo Stato a fare chiarezza e punire il mandante di un omicidio che tutti hanno definito «schifoso». Sette collaboratori che hanno sfilato davanti al magistrato Pierpaolo Filippelli, oggi procuratore facente funzioni della Procura di Torre Annunziata, che ha messo insieme ogni piccola parola negli interrogatori-fiume determinando la fine di un’inchiesta – il processo per l’omicidio di Matilde Sorrentino -che sembrava impossibile persino da ricostruire. Sette pentiti che hanno disegnato uno scenario criminale che ha consentito di ricostruire un quadro degli ultimi vent’anni della geografia criminale ma sopratutto della potenza della famiglia dei Tamarisco.

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