Virus Cina, sos degli archeologi: «Mascherine anche agli Scavi di Pompei»

tore,  

Virus Cina, sos degli archeologi: «Mascherine anche agli Scavi di Pompei»
epa08182387 An ambulance arrives at the Spallanzani hospital where the two Chinese tourists tested coronavirus positive are hospitalized, Rome, Italy, 31 January 2020. These are the first two cases registered in Italy. EPA/GIUSEPPE LAMI

Maggiore tutela e prevenzione all’interno dei siti culturali e archeologici italiani. Fornendo magari anche indicazioni precise e mascherine. Sono le richieste formulate pubblicamente dall’associazione nazionale archeologi che in una nota durissima «esprime viva preoccupazione per la salute dei lavoratori dei beni culturali impegnati a vario titolo (interinali e operatori a chiamata compresi) nei monumenti, musei, siti ed aree archeologiche del paese». Tanto da chiedere «maggiore tutela» alla luce dello stato di emergenza sanitaria decretato oggi dal Governo e dell’emergenza globale segnalata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il coronavirus. Soprattutto, «consideriamo urgente agire a tutela della salute dei lavoratori alla vigilia di una giornata particolare come la “Domenica gratuita” promossa dal Mibact, quando migliaia di persone si riverseranno tutte insieme ad ammirare i nostri monumenti» sottolinea la nota dell’associazione nazionale archeologi. Oltre il sito di Pompei, l’istanza è rivolta nella provincia anche per gli scavi di Ercolano, Torre Annunziata, il sito di Boscoreale e tutti i poli museali all’ombra del Vesuvio. «È offensivo per la dignità e la salute dei lavoratori – dice Alessandro Garrisi, presidente dell’associazione nazionale archeologi – che soprattutto nei monumenti ad alta frequentazione, si diano loro in queste ore soltanto indicazioni generiche come “lavarsi le mani frequentemente” ed “evitare di avvicinarsi a meno di un metro da altre persone”, un consiglio impossibile da seguire». «Non è accettabile – afferma l’associazione – che in monumenti ad altissima densità di frequentazione, come il Colosseo, gli Uffizi, Pompei, con le loro migliaia di accessi giornalieri i lavoratori non siano dotati di mascherine di protezione naso-bocca e, per quelle mansioni che prevedono contatto col pubblico, di guanti monouso. Senza voler alimentare inutili e pericolosi allarmismi, crediamo sia necessario tutelare maggiormente i lavoratori dotandoli dei dispositivi di protezione individuale previsti dalla legge in circostanze eccezionali ed in linea con le indicazioni fornite in queste ore dal Ministero della Salute» dice l’associazione. Intanto, proprio per la psicosi alimentata anche sui social network, le farmacie di Napoli sono sprovviste di mascherine. «Sono finite ormai da dieci giorni, appena si sono diffuse le notizie sul coronavirus» è la risposta di turno di dipendenti e titolari delle farmacie. Acquisti massicci per la paura del coronavirus. «Le abbiamo ordinate – spiega una farmacista in via Luca Giordano – ormai da dieci giorni, ma anche i fornitori non ne hanno più. Non ci sono mai arrivate». Un acquisto in massa che, però, non è utile spiega Massimo Di Iorio, farmacista vomerese: «Anch’io – spiega – le ho finite e i fornitori mi hanno detto che le scorte sono esaurite. In realtà l’acquisto è ingiustificato: le mascherine servono per chi è malato non per chi sta bene. È il principio del chirurgo: in sala operatoria porta la mascherina per non infettare una ferita del paziente non per evitare di essere infettato». Intanto, arriva una circolare anche per le forze dell’ordine. E’ quella diramata dalla direzione centrale sanità del dipartimento della pubblica sicurezza: «La situazione non rappresenta motivo di allarme sociale, essendo state messe in atto rigorose misure precauzionali e di protezione». Nel documento, sono contenute le norme di comportamento che gli agenti devono tenere per evitare rischi legati al Coronavirus.

CRONACA