Carmando e Diego. Quei baci scaramantici nella storia del Napoli

Gianluca Monti,  

Carmando e Diego. Quei baci scaramantici nella storia del Napoli

Chiacchierare con Salvatore Carmando è come fare “ritorno al futuro”. Carmando, perché per tutti quel cognome è una garanzia, sembra esserci sempre stato: uno e trino. È il passato che sa di olio canforato come il calcio che fu, il presente perché ha ancora tanto da dire, ma ha pure uno sguardo sul domani che non è “convenzionale”. Carmando, l’uomo che è nella storia per essere “il massaggiatore di Maradona”, sente adesso di poter dare qualche consiglio, di poter “affiancare” la tecnologia con la sua esperienza. «Cosa è cambiato in questo lavoro nel mondo del calcio? Tutto e niente, all’epoca mia non esistevano certi macchinari, non avevamo la tecar terapia da poter usare, ma sapevamo mettere le mani sui muscoli dei calciatori e poi…c’erano i fanghi. Anzi, ci sono o forse ci sarebbero ancora: ecco, io manderei i calciatori a fine stagione a farsi i fanghi ad Ischia, ad asciugare tutte le botte che hanno preso. È il miglior rimedio ma nel contempo il miglior modo per affrontare il ritiro che andrà ad iniziare.

Certe cose non passano mai di moda». Non è passato di moda neppure il suo essere un massaggiatore moderno già negli anni Ottanta. Carmando era appunto uno e trino, a spiegarlo è lui stesso: «Dovevamo fare tutto da soli, quindi eravamo un po’ radiologi, un po’ fisioterapisti ed un po’ psicologi. Facevamo la diagnosi prima degli esami strumentali e poi accompagnavamo i calciatori fino al completo recupero, che avveniva solo quando loro – fidandosi appieno di noi e delle loro sensazioni – non ci davano l’ok al rientro in campo». È nato così tra lui e Diego un rapporto quasi “osmotico”.

Maradona si sentiva in mani sicure nelle mani, appunto, di Carmando e Salvatore le mani aveva iniziato ad usarle sin da ragazzo per “rubare il mestiere” al papà, storico masseur della Salernitana. Ripercorrere la storia di uno dei mestieri “vecchi come il calcio” è difficile quanto ripercorrere appunto la storia di questo sport. «C’è stato un periodo di “oscurantismo” – spiega Carmando -, poi siamo tornati in auge proprio durante la mia epoca d’oro ed oggi invece si va verso una grandissima specializzazione». In effetti, dove prima c’era il massaggiatore ora ci sono fisioterapisti, fisiatri, dottori e – perché no – anche i mental coach. E allora, quella figura un po’ “mitologica” del massaggiatore “amico e confidente” sembrerebbe essersi un pochino persa. Carmando, invece, spiega che non è così e che adesso sarebbe addirittura più semplice per lui ricreare – con il Messi di turno, tanto per fare un esempio – un rapporto simile a quello che aveva con Maradona. «Tutto era, e resta, improntato sulla fiducia e quindi sul fatto che il massaggiatore avrebbe aiutato l’atleta a tornare al più presto in campo. Tuttavia, adesso, il calciatore è molto più collaborativo anche perché molto più informato su quello che gli viene praticato in termini riabilitativi».

Dunque, il massaggiatore resta prezioso e preziosi sono anche i suoi consigli. «Ben vengano le macchine, ma poi bisogna saper mettere le mani su una cicatrice, bisogna saper elasticizzare un muscolo massaggiandolo, bisogna tornare a fare i fanghi». Parola di Carmando. Di lui si fidava Diego, figuriamoci noi.

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