Salvatore Dare

Il Cav di Sorrento che cambiò i colori in onore del Milan

Salvatore Dare,  

Il Cav di Sorrento che cambiò i colori in onore del Milan

Innamorato del pallone, impeccabile nel vestire e una vita contrassegnata da due colori: il rosso e il nero. Un cavaliere. E non è una parola a caso. Evitiamo gli equivoci, non è Berlusconi. «Ma se l’ex presidente del Milan l’avesse conosciuto sicuramente ne avrebbe invidiato la passione» fa notare la storica firma del Mattino, Antonino Siniscalchi. Il protagonista di questa storia si chiama Ugo De Angelis. Anzi, il cavaliere Ugo De Angelis, insignito del titolo di commendatore nel 1993, detto “il presidente”, il pioniere del calcio a Sorrento. Esempio di rettitudine con un pizzico di stravaganza. E, soprattutto, tifoso “malato” del Milan. Così malato che, negli anni Cinquanta, cambiò i colori sociali del Sorrento calcio, di cui era dirigente. Si passò dalla maglia biancorossa – che richiamava le losanghe del simbolo della città – a quella rossonera.

Proprio come la sua solita cravatta. O tipo le sue auto, caratterizzate dai colori rossoneri nella carrozzeria e nella tappezzeria. Il filo, rossonero, che lega De Angelis al Milan e al Sorrento è una fotografia romantica di un calcio che non esiste più. Tutto inizia il 25 novembre 1929. Appena concluso il servizio militare, De Angelis torna a Sorrento e fonda la Nazario Sauro. E’ una polisportiva: nuoto, tiro alla fune e ovviamente calcio. Ma un campo non c’è.

Allora che si fa? Si gioca in piazza al rione Parsano (oggi Parco Ibsen). Il Nazario Sauro converte al calcio tanti ragazzi e lo “stadio” di piazza Antiche Mura non basta più. Così De Angelis smuove le acque per avere un campo nuovo e fa visita al Duce. Mussolini accoglie le richieste del cavaliere. E lì dove ora sorge il campo Italia nasce “Lo Spianato” sfruttando il terreno che negli anni Trenta ospitava i Balilla. Il pallone a Sorrento diventa un fenomeno sociale. Così, nel secondo dopoguerra, c’è il grande salto. Il 23 dicembre 1945 nasce la Società Sportiva Calcio Sorrento. Tra i fondatori proprio De Angelis e anche Federico Cuomo, nonno dell’attuale sindaco di Sorrento. Maglie biancorosse, inizialmente. Eppure non tutto fila liscio: mancano fondi e nel 1950 il club rinuncia all’attività agonistica.

Il Sorrento rinasce sei anni dopo con al timone i fratelli Gennaro e Antonino Maresca del Gran Bar di corso Italia. E il cavaliere? C’è anche stavolta tanto da sollecitare la realizzazione del campo Italia al posto dello Spianato: missione compiuta. Si naviga tra alti e bassi, in Promozione. De Angelis affianca il nuovo presidente, l’ingegnere Antonino Cesaro, e impone i colori rossoneri in omaggio al suo Milan. La svolta arriva nel 1967 con l’avvento dell’armatore Achille Lauro che lancia il club rossonero nel grande calcio. Il Sorrento arriva in serie B nel 1971, batte il Napoli di Zoff al San Paolo in una sfida di coppa Italia e fa sognare.

Una giornata indimenticabile è un’amichevole col Milan al campo Italia, che secondo la leggenda metropolitana fu organizzata grazie allo zampino di De Angelis e dell’allora allenatore del Sorrento, Todeschini, guarda caso ex giocatore e tecnico del Milan. E’ il 14 gennaio 1970: il Milan di Rivera e Rocco, fresco vincitore della Coppa dei Campioni e reduce dalla notte di sangue di Buenos Aires con l’Estudiantes in cui vinse l’Intercontinentale, si esibisce sullo spelacchiato terreno del campo Italia (finirà 0-2). Nel Sorrento c’è anche il neo acquisto Gilberto Noletti, prelevato proprio dal Milan. Il compianto cavaliere (scomparso nel 1997) seguì la partita col cuore diviso a metà. E, come ricorda qualche cliente del Circolo sorrentino di piazza Tasso, mordendo nervosamente il suo foulard rossonero che schiumava dal taschino dell’elegante giacca doppiopetto. Si dice che il fazzoletto fosse sempre pieno di chiavi, chiodi e ferri. Una scaramanzia.

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