Il primo campano in Nba: «Kobe era un’icona. Talento e grande uomo»

Gianluigi Noviello,  

Il primo campano in Nba: «Kobe era un’icona. Talento e grande uomo»

A poco più di una settimana dalla tragedia che ha sconvolto il mondo del basket e dell’intero sport mondiale, c’è ancora sgomento per la scomparsa di Kobe Bryant che non ha lasciato indifferente nemmeno la Campania e nessuno meglio di Enzino Esposito può spiegare tutto ciò. La bandiera della Phonola Caserta campione d’Italia nel 1990/1991 da Brescia, dove è alla guida quest’anno della formazione lombarda commenta così la tragica morte di Black Mamba: “Quando muore uno sportivo in circostanze tragiche si vive sempre un dramma per tutta la comunità – afferma El Diablo – se poi a morire è un emblema di questo sport quale è stato Bryant ci resti ancora più di sasso”. Esposito non ha avuto modo di incrociare nel corso della sua carriera né da compagno di squadra e nemmeno da avversario Joe Bryant, papà dello sfortunato eroe dei Los Angeles Lakers, ma conserva comunque un ricordo di entrambi: “Se ne sentiva parlare già in tenera età delle sue indubbie doti tecniche – aggiunge l’ex tra gli altri anche del Gragnano Basket – la sua carriera è la testimonianza che con il duro lavoro tutto è possibile”.

Giocava in A2 Joe Bryant mentre Vincenzino guidava Caserta ai vertici della pallacanestro nazionale, mentre l’incrocio tra Esposito e Bryant junior in NBA svanì soltanto per pochi mesi: il debutto di Kobe avvenne infatti nel novembre del 1996, mentre l’avventura del cestista casertano ai Toronto Raptors (primo italiano di sempre a segnare punti in una gara di regular season) si chiuse pochi mesi prima: “Rispetto ad oggi sul piano dell’organizzazione quello che si vede in Eurolega si avvicina al mondo dell’NBA – spiega il coach della Leonessa Brescia – ma il basket europeo ha ancora tanto da recuperare sul piano fisico ed atletico, perché la differenza è ancora notevole”. La carriera da atleta di Esposito è stata ricca di soddisfazioni tra la conquista dello storico scudetto e della Coppa Italia a Caserta, l’NBA vissuta da autentico pioniere (con un high di 18 punti realizzati al Madison Square Garden) e quel podio europeo soltanto sfiorato con la Nazionale nel 1995, ma da allenatore “Enzino” sta facendo ancora meglio: dopo il triennio a Pistoia che gli valse il titolo di miglior allenatore della Serie A1 nel 2017, a Brescia il 51 enne allenatore casertano sta riscattando la scorsa stagione che lo vide chiudere anzitempo la sua avventura sulla panchina della Dinamo Sassari: “Stiamo andando oltre ogni più rosea previsione – rivela Esposito – in campionato volevamo provare a raggiungere la Final Eight di Coppa Italia e siamo addirittura terzi, mentre in Eurocup pur avendo un budget nettamente inferiore alle avversarie, abbiamo centrato la qualificazione alla seconda fase e siamo ad un passo dal raggiungere i quarti di finale, quindi posso ritenermi già molto soddisfatto ma non voglio assolutamente sentirmi già appagato”. E chissà se il futuro possa riservargli l’opportunità di ritornare nuovamente in Campania, regione che oltre alla città natale lo ha visto calcare anche i parquet di nobli piazze quali Gragnano e Scafati: “Attualmente la vedo difficile come ipotesi – conclude El Diablo – anche perché non riesco a fare progetti a lunga scadenza.

Ho un contratto biennale qui a Brescia dove mi trovo benissimo, ma così come non mi aspettavo di poter guidare la Juve Caserta in massima serie, allo stesso tempo però non mi sento di escludere nulla anche se oggettivamente la crisi di impianti e di piazze storiche della pallacanestro italiana al Sud è molto più accentuata che nel resto del Paese”.

CRONACA