Teresa Palmese

Le baby gang della Cartiera «Hanno aggredito mio figlio»

Teresa Palmese,  

Le baby gang della Cartiera «Hanno aggredito mio figlio»

POMPEI – E’ una giovane mamma di Scafati e preferisce restare in anonimato per tutelare suo figlio. La voce è ancora tremante anche se l’è andata bene. L’obiettivo ora è soltanto uno: sensibilizzare le altre mamme e le istituzioni ad assicurare maggiori controlli per evitare che quelli che iniziano come semplici diverbi possano trasformarsi in fatti più seri, se non in tragedia. «Tengo a precisare una sola cosa, servono più controlli presso i centri commerciali – dice la professionista -.

Mio figlio era presso La Cartiera insieme ad altri amici, credo fossero in cinque, quando è stato avvicinato da alcuni ragazzi che hanno iniziato a spintonare e ad azzuffarsi. Per quello chiedo maggiori interventi, capisco che si tratta di giovanissimi ma talvolta queste liti possono degenerare. Evitiamo situazioni incresciose, in questo possono essere di aiuto anche le altre mamme. La mia famiglia fortunatamente era nei dintorni e siamo subito intervenuti, parliamo peraltro di un episodio verificatosi nemmeno nel tardi, ma quando l’orologio segnava appena le 8. Ecco perché è necessario pensare a un sistema di sicurezza migliore, perché spesso autorizziamo serate nei centri commerciali proprio per restare tranquille. Invece, più volte, abbiamo saputo di aggressioni fisiche proprio nelle gallerie commerciali». Non è la prima volta che presso il centro di via Macello, ai confini tra Pompei e Scafati, si verificano episodi di violenza simili. Gruppi di ragazzi si divertono a seminare il panico avvicinando altri giovanissimi.

Utilizzano scuse banali per agire indisturbati. La frase più utilizzata è la classica «cos’hai da guardare?». E poi dalle parole si passa ai fatti. Violenze che spesso vengono perpetrate ai danni di altri ragazzini per portare via orologi, cellulari o pochi spiccioli. Situazioni raccapriccianti che ora meritano di essere monitorate. Anche sulla pagina social del centro si intravedono alcune testimonianze di mamme che raccontano la propria esperienza, spesso però denunciata soltanto attraverso una tastiera. Come d’altronde è successo con l’ultimo episodio di sabato sera. Social che spesso sono stati utilizzati anche per scrivere direttamente ai vertici del centro. Sulla bacheca compare ancora un post del 19 gennaio. «Stasera presso La Cartiera stesso episodio della scorsa volta – scrive una donna -. I soliti gruppi che prendono di mira un ragazzino e lo menano facendogli colare il sangue dal naso. E’ una vergogna. Mi chiedo dove siano controlli e telecamere per identificare questi ragazzi. Fate qualcosa», dice.

Qualche settimana fa un’altra donna ha scritto un lungo post per denunciare l’episodio di bullismo che ha colpito suo figlio, un 12enne di Gragnano. Un post che nel giro di poche ore è diventato virale con oltre 500 like e condivisioni. Il bambino, di appena 13 anni, è stato accerchiato da una baby gang e picchiato, colpito agli occhi nonostante indossasse gli occhiali. Una denuncia social, però, che ha spaccato il web tra alcuni cittadini che hanno ringraziato la giovane mamma per la segnalazione e altri che l’hanno condannata per la mancata denuncia presentata alle forze dell’ordine. Denuncia che invece è stata presentata qualche giorno dopo nel commissariato di Pompei da un giovane 20enne di Sant’Antonio Abate. Al ragazzo fu sottratto un orologio commerciale di poco valore, modello Fossil. Ad agire ancora un volta il branco, un fatto sul quale

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