Tiziano Valle

Castellammare: spacciavano droga dello stupro. 16 pusher finiscono a processo

Tiziano Valle,  

Castellammare: spacciavano droga dello stupro. 16 pusher finiscono a processo

“Droga dello stupro” per i locali della movida. A processo, i presunti pusher del centro antico punteranno sullo sconto della pena. Sceglieranno il patteggiamento o l’abbreviato 14 dei 16 imputati per i quali il pm della Procura di Torre Annunziata, Emilio Prisco, ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di aver preso parte, a vario titolo, a un vero e proprio call-center per lo smercio degli stupefacenti attivo a Castellammare, Torre Annunziata e Sorrento.A capo del giro d’affari, secondo l’accusa, c’era il pregiudicato Raffaele Cherillo, di 38 anni, attualmente detenuto in carcere a Poggioreale. Anche lui adesso rischia di finire a processo insieme a suo cognato, il 37enne stabiese Roberto De Pascale. Entrambi sarebbero gli ideatori del call-center della cocaina, attraverso il quale soprattutto Raffaele Cherillo sarebbe stato in grado di smistare ordini per consegne che avvenivano a domicilio. Tra gli imputati, poi, Giuseppe De Pascale, 31enne di Castellammare; Vincenzo Palumbo, di 54 anni, di Torre Annunziata; Giuseppe Ferrara, di 51 anni, di Castellammare; Roberto Cesaro, 47enne di Castellammare; Cristian Gambardella, di 42 anni, di Castellammare. E ancora Teresa Sicignano, di 52 anni, di Castellammare; Annamaria Palumbo, 34enne di Torre Annunziata; Luigi Sicignano, 50enne di Castellammare; Flora Amato, 50enne di Castellammare; Maria Attanasio, di 41 anni, di Torre del Greco; Immacolata Esposito Sansone, 45enne di Castellammare; Benito Ferrara, 28enne di Castellammare.

L’inchiesta

Tutti finirono nei guai il 4 giugno scorso, quando i poliziotti smantellarono il presunto business dello spaccio con base al rione Provolera di Torre Annunziata. L’inchiesta consentì di individuare circa 600 episodi di cessione. Gli ordini arrivavano con una chiamata in cui si parlava di “pane” o di “regalini”. In realtà i clienti, grazie ai messaggi in codice, ordinavano soprattutto cocaina. Il call-center della droga garantiva le consegne a Castellammare di Stabia e a Sorrento. I pusher, a volte, raggiungevano i clienti dopo un viaggio in Circum. L’affare, secondo l’accusa, era gestito in famiglia. Rapporti di parentela legano non solo Raffaele Cherillo e Roberto De Pascale, ma anche il resto dei presunti pusher in maggioranza residenti tra il centro antico e via Surripa. In molti furono già coinvolti in un’inchiesta sullo spaccio davanti ai bar della movida di Castellammare.A fare scattare l’indagine-bis fu il grave episodio di violenza sessuale, aggravata dall’uso della “droga dello stupro”, che si sarebbe verificato in un ristorante al centro di Sorrento. Il locale, una volta chiuse le porte, per l’accusa diventava un covo degli orrori con festini a base di alcolici e droga.Da lì, gli investigatori partirono per risalire ai canali di rifornimento della droga e ricostruire la fitta rete di pusher che si muovevano tra Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e la penisola sorrentina per garantire i rifornimenti di droga ai giovani della movida. Attraverso intercettazioni e appostamenti, gli investigatori riuscirono a individuare i protagonisti di un traffico di sostanze stupefacenti che riusciva a garantire affari da capogiro ai pregiudicati del centro antico e di via Surripa a Castellammare di Stabia.©riproduzione riservata

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