Mario Memoli

Racket e usura a tassi del 347%, in cella la banda dei cravattari del Salernitano

Mario Memoli,  

Racket e usura a tassi del 347%, in cella la banda dei cravattari del Salernitano

Un calvario di minacce e paura durato quasi dieci anni, quello vissuto da un commerciante salernitano, tra Cava de’ Tirreni e Salerno, vittima di estorsione ed usura dal 2011 al 2018, l’anno in cui aveva deciso di denuncia- re alla Direzione investigativa antimafia tutto quello che stava subendo.

Prestiti di denaro che avevano raggiunto un tasso usuraio annuo anche del 347%. Su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno Alfonso Scermino che ha accolto le richieste del pm della Dda Vincenzo Senatore, in carcere sono finiti Domenico Caputano di Cava de’ Tirreni (già detenuto e coinvolto nel blitz a Cava con il clan Zullo); Alfonso Cascella sempre di Cava de’ Tirreni, Antonio Vallone di Nocera Inferiore e Antonio Rupoli nativo di Cava de’ Tirreni ma residente a Napoli. Sono tutti accusati di usura ed estorsione. Ai domiciliari invece è stato ristretto Maurizio Salsano sempre di Cava de’ Tirreni. Tra gli indagati a piede libero figurano inoltre Fortunato Benincasa e Sabato Sorrentino, originario di Poggiomarino. E’ quanto emerso dall’indagine del- la Dia di Salerno, che dal 2018, ha iniziato a seguire la vittima e a controllare tutti gli spostamenti degli uomini che in questi anni lo avrebbero minacciato per farsi consegnare il “pizzo”.

Indagini supportate anche da intercettazioni telefoniche e dal sequestro, in casa di uno degli indagati, di circa 24mila euro in contanti. I cinque sono gravemente indiziati di usura ed estorsione, aggravate dal metodo mafioso, perchè “approfittavano dello stato di bisogno di un imprenditore nel settore dell’abbigliamento. Si facevano consegnare in cambio di prestiti, corrispettivi usurari, con minacce e talvolta anche episodi di violenza”. Addirittura, uno degli indagati, in questi anni si era finto un’altra persona, decantando volutamente le sue gesta criminali per intimorire la vittima.

Anni di soldi dati e mai restituiti, cifre che si aggirano intorno agli 800 mila euro in quasi 10 anni. Cifre che hanno portato l’imprenditore salernitano a chiudere l’attività a Cava de’ Tirreni, dichiarando il fallimento della stessa. Cifre che, però, non sono riuscite a piegare l’uomo – attualmente sotto tutela delle forze dell’ordine – che ha continuato a gestire un altro negozio d’abbigliamento a Salerno. Dopo l’arresto le indagini tuttavia continuano perché si cerca di capire quale personaggio (o esponente di clan) si nasconda dietro l’elargizione di quella grossa mole di danaro servita ai 5 coinvolti per il prestito ed applicare l’usura alla vittima. “Nel 2018 ha avuto il coraggio di denunciare.

Si è presentato di sua spontanea volontà alla Dia denunciato di essere vittima di usura da parte di diversi individui”, ha dichiarato il colonnello Ferrara. “Da quel momento, grazie al suo aiuto, siamo riusciti a ricostruire per filo e per segno tutto quello che ha subito e che continuava a subire anche in nostra presenza. Ultimo incontro nel dicembre 2019. La vittima era costretta a consegnare decine di migliaia di euro al mese, fino a quando ha deciso di denunciare”. Un prestito da mezzo milione di euro, di cui aveva già restituito 700mila solo in interessi dovuti e calcolati con tassi sempre superiori al 100%.

L’inchiesta ha messo in luce “un’usura criminale e professionalizzata, sistematica e scientifica”, l’ha definita il sostituto procuratore dell’Antimafia di Salerno Vincenzo Senatore.

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