Somma Vesuviana. Medicine in cambio di voti: ecco la farmacia elettorale

Giovanna Salvati,  

Somma Vesuviana. Medicine in cambio di voti: ecco la farmacia elettorale

Ci sono troppe ombre dietro le elezioni del 2017 a Somma Vesuviana. Così tante che nemmeno i magistrati sono riusciti a chiudere completamente l’inchiesta. Da una semplice denuncia sono partiti più filoni investigativi. Posizioni stralciate, altre archiviate ma molte invece finite in altri fascicoli fino ai rinvii a giudizio. Eppure tutto quello che hanno ricostruito i pm della Procura di Nola , in oltre un anno di indagini – prima, durante e dopo le elezioni – è raccapricciante. Voti in cambio di soldi. Accuse tutte ancora da chiarire in fase processuale. Accuse che se confermate potrebbero scatenare un terremoto. Eppure, anche quello spunta fuori dal fascicolo depositato agli atti ed ufficialmente nelle mani dei legali rappresentati che ora stanno costruendo una memoria difensiva per scagionare i loro assistiti, è inquietante.

Ma in campagna elettorale, si sa, accade di tutto e a Somma Vesuviana c’è persino chi ha offerto medicinali gratis pur di conquistare un voto. Una farmacia come le altre ma dove a saldare il conto era un candidato. I suoi supporters si recavano in farmacia, ritiravano i prodotti ma poi era il politico a pagare. Da una spesa minima di dieci euro fino a duecento euro. Il camice bianco riceveva il nominativo dal candidato, il cliente aveva così la piena disponibilità del farmacista e usciva soddisfatto. Una spesa in cambio di un voto che invece doveva rappresentare una scelta democratica. Intanto in città i rumors parlano di politici agitati. Troppo. Domenica sera una riunione urgente ma anche rovente è stata convocata dalla maggioranza. Il sindaco Salvatore Di Sarno è saltato dalla sedia quando ha letto dai giornali che a palazzo Torino ci sono delle ombre, e sulle ipotesi di reato per politici, funzionari e divise rinviati a giudizio apriti cielo. I partiti hanno invocato legalità e trasparenza: «Vogliamo chiarezza, la legalità resta un valore non negoziabile» ha urlato il Pd. I consiglieri di Somma Futura hanno invece chiesto un consiglio comunale: vogliono il confronto in aula perchè «siamo stati messi alla berlina di denigratori e sfaccendati che si divertono a denigrare i rappresentanti dei cittadini». Improvvisa invece la reazione di due consiglieri: Maria Rosaria Raia e Andrea Scala hanno deciso di dimettersi. Loro siedono in opposizione ma si sono voluti tirare fuori «invitiamo anche gli altri a dimettersi».  Poi il tam tam sui social,  le chat infuocate degli amministratori e poi la caccia alle streghe per trovare un presunto colpevole sulla fuga di notizie. Il dato resta: un’inchiesta che scotta, l’ipotesi di voto di scambio e una città che rischia di finire sotto i riflettori per uno scandalo senza fine.

CRONACA