Giornalisti minacciati: le storie degli aggrediti

Redazione,  

Giornalisti minacciati: le storie degli aggrediti

Ognuno ha una storia da raccontare, che avrebbe preferito non avere: sono i giornalisti minacciati che oggi, nella sede di Napoli del Sugc, Sindacato unitario dei giornalisti della Campania, hanno incontrato il viceministro dell’Interno Matteo Mauri. In Campania ci sono 5 giornalisti sotto scorta armata, minacciati dal clan dei Casalesi, e altri 10 sottoposti a vigilanza attiva. Aggrediti e picchiati per aver raccontato, da cronisti, il loro territorio, mettendo in luce, molto spesso, legami con la camorra.

O per aver scritto di fatti di camorra e sono minacciati dai clan. O ancora: hanno raccontato il modo in cui, anche attraverso deliberazioni, si fanno “piaceri” agli amici. E si sono ritrovati, nella migliore delle ipotesi – se così si può dire – con l’auto distrutta per ritorsione. Colpi di pistola sotto casa, aggressioni fisiche oltre che verbali. La difficoltà maggiore si incontra raccontando il proprio territorio, quello in cui si vive, quello dove sanno chi sei, dove abiti. Come accaduto a Mimmo Rubio, più volte minacciato e aggredito per i suoi articoli sulle infiltrazioni camorristiche nel Comune di Arzano, più volte sciolto per questo, che ha incontrato per strada uno degli uomini che, nell’estate del 2018, assieme ad altri, sparó sotto casa sua.

Raffaele Schettino è il direttore di Metropolis, giornale che racconta la provincia a sud di Napoli. “La camorra – ha detto – ha imposto alle edicole di non vendere il nostro giornale. Ma spesso la camorra si nasconde dietro una Amministrazione”. Stefano Andreone è stato mandato all’ospedale per aver scoperto uno scambio di mazzette per affari legati al cimitero in un Comune dell’area nord di Napoli. Luciana Esposito è stata picchiata da altre donne perché sulla sua testata online ha raccontato degli affari sporchi della camorra nel quartiere napoletano di Ponticelli. Ma non è solo la camorra, a volte le aggressioni arrivano quando meno te lo aspetti, in situazioni più o meno tranquille, di “calma apparente”. Come accaduto a Pier Paolo Petino e Alessandro Jovane – finito in ospedale per essere stato colpito in pieno volto da un pugno – di Videoinformazioni. Aggrediti dai titolari dell’azienda e dal figlio del proprietario di un terreno, a San Felice a Cancello, dove le forze dell’ordine avevano ritrovato un laghetto di rifiuti.

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