Tiziano Valle

Spaccio a Santa Caterina, condannati quattro pusher

Tiziano Valle,  

Spaccio a Santa Caterina, condannati quattro pusher

Quattro condanne per poco meno di 12 anni complessivi di carcere. Si chiude con questo verdetto il processo di primo grado, con rito abbreviato, ai presunti pusher del Centro Antico di Castellammare di Stabia. Il verdetto è arrivato ieri pomeriggio. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Torre Annunziata, Mariaconcetta Criscuolo ha condannato gli imputati a pene che vanno dai 2 anni e 4 mesi ai 4 anni e due mesi. Alla sbarra, in questo procedimento, alcuni personaggi di punta della presunta organizzazione criminale attiva nella vendita di sostanze stupefacenti nel cuore della città. La pena più pesante l’ha incassata Raffaele Polito, condannato a 4 anni e 2 mesi. A seguire i 3 anni e mezzo per Raffaele Di Leva e i 2 anni e 4 mesi di carcere inflitti a Luigi Solimene e Luigi Russo. Pene inferiori rispetto alle richieste di condanna formulate dal pubblico ministero nella sua requisitoria. Per gli imputati – difesi dagli avvocati Francesco Romano, Ambra Somma, Umberto D’Apice e Gennaro Somma – potrebbero ora aprirsi le porte del carcere. I 4 presunti pusher, infatti, sono tutti dietro le sbarre per questa vicenda, ma il peso “mite” delle condanne potrebbe spingere i giudici ad accogliere, in tempi brevi, le istanze di scarcerazione. Un colpo di scena inatteso. Questo processo, infatti, nasce da un’inchiesta condotta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Secondo gli inquirenti gli indagati – tra cui figurano anche alcuni esponenti della famiglia Vitale, non coinvolti nel procedimento conclusosi ieri – farebbero parte della galassia di spacciatori al servizio del clan D’Alessandro.  Secondo i pentiti che hanno fatto luce sui misteri della camorra di Scanzano, il clan non sarebbe direttamente coinvolto nell’attività di vendita della droga. Ma incasserebbe una tangente, una tassa da ogni singola piazza di spaccio presente in città. Un retroscena, quest’ultimo, raccontato anche da Valentino Marrazzo, collaboratore di giustizia ed ex spacciatore proprio del Centro Antico. Una tesi che secondo l’Antimafia da una parte conferma l’assoluto dominio di Scanzano su tutti gli affari illeciti in città e dall’altro, la partecipazione anche degli altri rioni agli affari della cosca. Una sorta di cooperativa criminale che ha al suo servizio pusher specializzati nel traffico di stupefacenti. Accuse documentate, secondo i pm della Dda, da una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche oltre che da alcuni riscontri sul campo. Elementi capaci di spingere l’Antimafia a contestare agli imputati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di stupefacenti e spaccio. Ma al termine di un lungo valzer di ricorsi, tra Riesame e Cassazione, gli avvocati del collegio difensivo sono riusciti ad aprire una breccia nel castello accusatorio. L’aggravante mafiosa è caduta a causa dell’assenza – secondo i giudici – di elementi chiari su questo punto. Nel processo che si è concluso con la sentenza di ieri pomeriggio, gli imputati erano accusati di spaccio “semplice”. Gli avvocati, nelle discussioni finali, hanno rimarcato che dalle intercettazioni emergerebbe come i quattro alla sbarra fossero consumatori di stupefacenti che spesso si cedevano la droga tra loro. Elementi che evidentemente hanno convinto il giudice ad applicare pene tutto sommato miti in relazione a quelle che erano le accuse all’origine alla base dell’inchiesta.

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