Torre Annunziata. Omicidio mamma coraggio, il pentito in aula: «Il baby-killer di Matilde doveva essere ucciso dai Gionta»

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Omicidio mamma coraggio, il pentito in aula: «Il baby-killer di Matilde doveva essere ucciso dai Gionta»

«L’omicidio di Matilde Sorrentino era stato un delitto troppo brutto. Ne parlammo a Palazzo Fienga e ricordo che Onda litigò con alcuni ergastolani: voleva uccidere Alfredino, ma fu arrestato in tempo». A parlare è il pentito Vincenzo Saurro. E’ lui a svelare ulteriori dettagli nell’udienza sul processo Sorrentino, celebratasi ieri mattina nell’aula della Corte di Assise di Napoli. Lo fa ricordando ogni dettaglio di quei giorni maledetti. A cominciare dal clima che si respirava dopo il massacro della mamma coraggio uccisa il 26 marzo del 2004 sulla porta di casa. Il suo killer le ha sparato in faccia per tapparle la bocca. Un delitto che cambiò volto alla città, incidendo anche sulle logiche criminali. Un omicidio che mutò persino le alleanze. Le reazioni a quel massacro furono tante e tra queste, spunta anche la risposta del super boss del clan Gionta, il “macellaio” della famiglia dei Valentini, Umberto Onda.  A raccontare la sua di reazione è stato il pentito Vincenzo Saurro. Ricorda bene quell’incontro a Palazzo Fienga. Il giorno del massacro ci fu un via vai continuo dal quartiere generale di via Bertone. Affiliati, oggi ergastolani, commentarono il massacro della giovane mamma che aveva avuto, come unica colpa, quella di denunciare i pedofili che abusavano di suo figlio. Di varcare la soglia di una caserma e gridare la sua rabbia, il suo disgusto e il suo dolore. Il coraggio di una mamma qualunque che divenne il simbolo di una battaglia. Persino la camorra si indignò per la decisione di farla tacere consegnandole una raffica di piombo. Saurro racconta tutto e si lascia andare anche ai suoi di commenti e punti di vista mentre il pm Pierpaolo Filippelli  – il magistrato che 14 anni dopo ha riaperto quel caso irrisolto – lo ascolta e incalza con le domande. «Ricordo che Umberto Onda era libero all’epoca – dice – nel palazzo di Gionta c’ero io, Gennaro Longobardi e Liberato Guarro  e commentammo quanto fosse accaduto. Alfredino lo conoscevano tutti, frequentava il Palazzo e i figli degli ergastolani. Onda si arrabbiò tanto: commentò negativamente la decisione di Alfredo di uccidere Matilde, si parlò subito che il mandante fu Francesco Tamarisco e che non doveva permettersi di uccidere quella donna che aveva solo denunciato i pedofili del figlio e di altri bambini». SI ferma e poi aggiunge: «Onda voleva ucciderlo, Guarro e Longobardi provarono a contraddirlo sottolineando che non era colpa di Alfredino perchè era un ragazzino, ma anch’io credo che la mamma Matilde non doveva essere uccisa. Avrei partecipato anche io all’omicidio se Onda me lo avesse chiesto ma Alfredo fu fortunato ed è stato arrestato prima che fosse ucciso». Il killer Alfredo Gallo salvato dalle manette, salvato dallo Stato prima della sentenza di morte emessa dal tribunale della camorra. Oggi Alfredo Gallo è in carcere, condannato all’ergastolo in via definitiva. C’è anche Umberto Onda in cella, al 41 bis. Il super killer e il ragazzino delegato dal boss Francesco Tamarisco per «chiudere la bocca» a Matilde Sorrentino come lo stesso Saurro ha ribadito in aula.«Tutti sapevano che era stato Tamarisco ad ordinare la morte di Matilde Sorrentino» e ancora «dopo il suo omicidio furono uccisi il meccanico e il tabaccaio, non si capì più nulla, tutti commentarono e tutti furono contro Tamarisco». Saurro conosceva bene la famiglia, i fratelli e le sorelle Tamarisco «frequentavo la loro villa» e infine la decisione di collaborare con lo Stato. Di passare dalla parte della giustizia nel 2013 quando raccontò ai magistrati la sua scelta di collaborare «dopo una grazia ricevuta da Padre Pio».

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