Salvatore Dare

Boxlandia, slitta il verdetto 10 anni di scempio in vico Rota

Salvatore Dare,  

Boxlandia, slitta il verdetto 10 anni di scempio in vico Rota

Ancora una volta un rinvio. Ancora una volta una sentenza che slitta. Ancora una volta tempi che si allungano. Tant’è che il rischio della prescrizione continua a diventare sempre più concreto. Per il processo Boxlandia il verdetto di secondo grado ancora non c’è. Potrebbe arrivare a fine mese quando dinanzi alla Corte d’Appello si concluderanno discussioni difensive e ci sarà la camera di consiglio. Il giorno buono doveva essere ieri, ma l’indisponibilità di un relatore ha fatto posticipare ancora la chiusura del giudizio di secondo grado. Il processo riguarda lo scempio di vico III Rota: un giardino sventrato dalle ruspe per fare posto a un’autorimessa interrata. E, secondo le accuse, con un permesso di costruire rilasciato su falsi presupposti. Imputati il proprietario del terreno incriminato Adriano Bellacosa e i commissari ad acta della Provincia di Napoli Lucio Grande e Dario Perasole che rilasciarono l’autorizzazione per quei 252 box auto nel giardino di vico Rota. I tre furono condannati dal Tribunale di Torre Annunziata a un anno e otto mesi di reclusione (pena sospesa) perché a processo, a vario titolo, per quello che gli ambientalisti hanno comunque definito una delle pagine più brutte della recente storia di Sorrento.

Era l’ottobre del 2010 quando iniziarono a spuntare pesantissime ombre sull’intervento avviato nel fondo di vico III Rota. Ad autorizzare i lavori furono proprio Grande e Perasole che vennero incaricati di esaminare la pratica perché in un primo momento Soprintendenza e Comune di Sorrento negarono il permesso di costruire. Per il Tribunale di Torre Annunziata, quell’autorimessa non poteva essere costruita perché l’autorizzazione venne rilasciata su un falso presupposto. Quale? Quello secondo cui non c’erano violazioni dei vincoli urbanistici che, in realtà, definiscono “satura” la zona di vico Rota escludendo incrementi volumetrici, compresi quelli per mettere su un’autorimessa a 3 livelli con 252 box. Fu un esposto del presidente del Wwf di Sorrento, Claudio d’Esposito – a cui si unì l’allora consigliere comunale di minoranza Rosario Fiorentino – a far scattare le indagini. Ma la svolta avvenne con un dossier inviato alla Procura di Torre Annunziata dal compianto Giovanni Antonetti, leader Idv.

Il cantiere venne sequestrato dalla polizia, poi l’inchiesta e il processo. Le parti civili sono Wwf Terre del Tirreno e Verdi ambienti e società, rappresentati dagli avvocati Giovanbattista Pane e Giovanni Pollio. Ancora oggi, a dieci anni dall’inizio dei lavori, il giardino è abbandonato e conserva le ferite delle ruspe. Di alberi non ce ne sono più. Lotta alle mafie, il ruolo della Chiesa Esperti riuniti a Villa Fiorentino Le iniziative della Chiesa per arginare le mafie e porre un freno alla corruzione dilagante. Se ne discute nel corso del convegno in programma a Sorrento domani. L’appuntamento è alle ore 16.30 nelle sale di Villa Fiorentino, la stupenda dimora affacciata sul nuovo corso Italia. A promuovere l’evento dal titolo “L’impegno della Chiesa Cattolica contro corruzione e mafie” sono la Fondazione Sorrento e l’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia. Dopo i saluti istituzionali dell’amministratore delegato della Fondazione Sorrento, Gaetano Milano e dell’arcivescovo Francesco Alfano, previsti gli interventi dei relatori moderati dalla professoressa Maria d’Arienzo ordinaria di Diritto Ecclesiastico presso l’Università Federico II di Napoli con l’introduzione affidata al dottor Catello Maresca magistrato antimafia – già sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Napoli che parlerà de Le mafie: falsità e strumentalizzazione di valori. A seguire le relazioni con il dottor Fabio Balsamo dell’Università Federico II che tratterà de Il diritto canonico come strumento di contrasto a mafie e corruzione; il professor Luigi Di Santo dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale che interverrà sul tema “Per amore non tacerò”: il sacrificio di Don Giuseppe Diana; di Don Fernando Russo parroco di San Paolo Bel Sito che argomenterà di Mafie e strumentalizzazioni della pietà popolare.

Il caso dell’inchino di San Paolo Bel Sito; del professor Mario Ferrante dell’Università di Palermo su Contrasto alla criminalità economico-finanziaria e legislazione antiriciclaggio vaticana;. Conclude il professor Patrick Valdrini rettore eme-rito dell’Università Cattolica di Parigi. “Il convegno intende evidenziare l’importanza dell’azione opposta dalla Chiesa contro le mafie e la corruzione negli ultimi anni – spiega il promotore dell’evento Fabio Balsamo -. A fronte delle infiltrazioni malavitose nella vita della Chiesa, anche grazie ai sacrifici di don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana, la Chiesa cattolica, negli ultimi anni, si sta dotando di strumenti normativi in grado di fronteggiare in modo sistematico le intimidazioni mafiose e le strumentalizzazioni dei riti religiosi perpetrate dalle organizzazioni malavitose. Questo attraverso una valorizzazione del diritto canonico quale strumento di contrasto a mafie e corruzione”.

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