Il Pd avverte i vertici regionali: «A Pompei comandiamo noi»

Teresa Palmese,  

Il Pd avverte i vertici regionali: «A Pompei comandiamo noi»

«Abbiamo liberato la città da un’agonia. Il nostro non è stato affatto un gesto disonesto, anzi. E’ stato un atto di grande coraggio e responsabilità a tutela dei cittadini che ci hanno votato. Il sindaco Pietro Amitrano viveva una realtà scollegata, fuori dal mondo, lontano dai problemi veri. Non poteva più governare a Pompei da dipendente surclassato dai dirigenti. Sbaglia, però, chi pensa che abbiamo festeggiato. Sappiamo benissimo cosa significa fare i conti con un altro commissario e con tutte le conseguenze del caso, ma non avevamo più alternative». Il Partito Democratico, a poche ore dalla sfiducia firmata contro il sindaco di Pompei, Pietro Amitrano, sostenuta anche da altri quattro consiglieri di maggioranza e tre della minoranza, racconta la sua verità in una lunga conferenza stampa tenutasi nella sede Uil di viale Mazzini. Elenca i motivi dietro una rottura diventata insanabile, svelando i retroscena del percorso in macchina da Pompei a Torre Annunziata, fino alle firme dal notaio. «Abbiamo cercato un confronto e un dialogo con il sindaco fino al tardo pomeriggio di quel giorno – afferma Carmine Lo Sapio, segretario cittadino, mentre stringe tra le mani Metropolis e sbotta contro chi li ha definiti «disonesti» e autori di una sfiducia per «tornaconti personali» -. Dove sono gli interessi? Quali sono i famosi appalti da gestire? Amitrano non ha avuto nemmeno la capacità di illustrare un piano di rilancio, non ha colto fino alla fine le sue responsabilità politiche. E sapete cosa ha tentato di fare? Ha provato a sostituire il Pd tirandosi dalla sua parte la minoranza, il centrodestra», dice tra i consensi dei colleghi, a partire dal presidente del consiglio, Franco Gallo, dal vicesindaco Carmine Massaro, e dai consiglieri Luigi Lo Sapio, Vincenzo Mazzetti e Bartolo Martire. «Sbaglia chi pensa che abbiamo firmato un atto contro la persona del sindaco, abbiamo contestato la figura di politico e soprattutto la sua inattività. Abbiamo perso sei milioni di euro di progetti per le strade gruviera, piani di cui abbiamo comunicazione solo dalla stampa». «Amitrano non ha mai preso coscienza della sfiducia se confessa di averlo letto da Metropolis – aggiunge Lo Sapio -. E’ stato rassicurato dai vertici regionali? A mio avviso questa è una scelta dei governatori locali, di chi conosce i problemi della città e le responsabilità del suo sindaco. Hanno fatto bene a tacere, a negare dichiarazioni ai giornali. La questione potevamo conoscerla soltanto noi. De Luca ci ha definito effervescenti, ma noi dobbiamo esserlo assolutamente per il ruolo che ricopriamo e ne siamo orgogliosi». Secondo indiscrezioni, alcuni vertici regionali del Pd avrebbero provato a bloccare la sfiducia. Loredana Raia avrebbe invocato la strada delle dimissioni per guadagnare tempo. «Ma dal notaio non era soltanto il gruppo democrat, ma anche altri sette consiglieri. Non era una questione esclusivamente nostra, perlopiù non potevamo permettere di tornare alle urne dopo oltre un anno», replicano secchi sottolineando la necessità di firmare immediatamente la sfiducia, sostenuta da undici consiglieri su sedici. Il Pd ricorda poi tutti i pasticci degli ultimi anni: «il dramma vigili e del comando chiuso in una città turistica per oltre un anno, risolto soltanto quando il sindaco ha permesso al nostro assessore di svolgere il suo ruolo»; «gli eventi di centinaia di migliaia di euro per pochi intimi nel salotto di Palazzo de Fusco, che hanno richiamato e attirato solo i parenti dello stesso primo cittadino, altro che spettacoli da richiamo nazionale o internazionale»; «la necessità di andare alla Bit soltanto per vedere Inter-Napoli e senza alcuna comunicazione al nostro presidente di commissione»; «l’appalto mensa ceduto a una ditta che ha presentato un ribasso del 33 per cento che ha fatto imbestialire le mamme, rassicurate soltanto dai consiglieri dem, mentre il sindaco è scappato dal palazzo per le vie secondarie affermando che il cibo era ottimo». Il Pd ricorda pure «di non aver controllato alcun appalto, come quelli di Hub o Eav, ma di aver solo sollevato una questione sul ruolo del segretario generale come responsabile di trasparenza e anti-corruzione che nelle commissioni interpreta il ruolo di controllato e controllante, e al quale era stato chiesto pure un approfondimento sulle offerte anomale per la mensa. Anche per i concorsi è assurdo che siano gestiti da dirigenti molto radicati sul territorio, molti giovani candidati notarono anomalie che andavano denunciate lo stesso giorno delle prove». «Già dopo un anno non c’erano più le motivazioni per chi fa della politica un accessorio della vita – prosegue Luigi Lo Sapio quasi in lacrime-. Programmi sempre disattesi e riunioni abbandonate dal sindaco per altri impegni: di cosa parliamo? Era la mia prima esperienza in consiglio e non volevo andasse in questo modo, avevo fatto un grande sforzo per una serie di piani finiti nel nulla. Nutrivo grande entusiasmo, man mano è stato spento dai comportamenti del sindaco. Il mio rammarico più grande resta non essere riuscito a dare una struttura agli atleti e a chi crede nel valore dello sport. E ora fa male essere additati pure come disonesti». «Il sindaco non ha mai creato una squadra, ha pagato per la mancanza di confronti», chiude Vincenzo Mazzetti.

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