L’accusa di Ferlaino: «I presidenti investono poco sui giovani»

Ciro Troise,  

L’accusa di Ferlaino: «I presidenti investono poco sui giovani»

Corrado Ferlaino è stato il presidente del Napoli vincente, entrato nella storia soprattutto con Diego Armando Maradona e i successi più importanti: su tutti i due scudetti e la Coppa Uefa ma durante la sua presidenza ci sono anche due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana e una Coppa di Lega Italo-inglese. Il suo Napoli aveva anche una spiccata identità, era fortemente legato alla città, basta ricordare che la rosa che portò a casa il primo scudetto aveva nove giocatori cresciuti nel proprio settore giovanile.

Il Napoli fa fatica a formare talenti nel proprio settore giovanile portandoli in prima squadra e in generale le squadre campane non riescono a valorizzare lo straordinario bacino di talenti della nostra terra. Perché?

«Un settore giovanile in grado di dare risultati, capace di essere produttivo costa tanto, molti presidenti non investono abbastanza nelle infrastrutture sportive, negli allenatori perché considerano più conveniente acquistare giocatori già fatti. Noi abbiamo avuti tecnici del calibro di Corso e Sormani. Nel mio Napoli non ne facevo solo un discorso economico, ero convinto che il club avesse anche una dimensione sociale, credevo nel rapporto con il territorio conoscendo anche la sua complessità, le problematiche da affrontare tutti i giorni. Abbiamo investito nel centro sportivo di Marianella per il settore giovanile, in quello di Soccavo per la prima squadra e avevamo in affitto anche il “Due Palme” di Agnano. Avevamo dieci formazioni giovanili, toglievamo dalla strada 200 ragazzi insegnando loro l’educazione sportiva, la lealtà, il rispetto delle regole. In realtà i numeri sono ancora più ampi perché i ragazzi selezionati erano duecento ma, considerando i vari provini, incidevamo sulla formazione di circa un migliaio di persone, di giovani che poi sono diventati degli uomini. Spendevamo tanto ma questa strategia ci ha dato risultati. Abbiamo vinto qualche titolo giovanile: la Viareggio Cup, gli scudetti Primavera e Allievi Nazionali ma soprattutto formavamo dei talenti. È inutile fare il lungo elenco, basta ricordare su tutti Ferrara e Cannavaro».

Avevate un ottimo rapporto anche con le altre squadre campane. Quanto è importante costruire delle buone relazioni sul territorio?

«Assolutamente, è fondamentale. Nel mio Napoli c’era chi non riusciva a completare il percorso nel vivaio, quelli che dopo la Primavera andavano a giocare nelle categorie minori, coloro che approdavano in prima squadra e i ragazzi ceduti in prestito per trovare spazio in altre squadre italiane ma soprattutto in quelle campane che rappresentavano una grande palestra. La valorizzazione dei calciatori passa anche per queste esperienze in prestito, penso per esempio a Volpecina che prima di vincere lo scudetto nel Napoli è cresciuto giocando al Palermo e al Pisa, squadra in cui ha giocato anche Ciro Muro».

Quanto perde il Napoli di De Laurentiis non riuscendo ad attingere dalla Campania che è il Sudamerica d’Italia?

«Sì ma pensate anche a quanto risparmia, si tratta di una scelta, del resto la Primavera del Napoli è ultima in classifica e rischia la retrocessione nella serie B della categoria, i risultati non sono mai frutto del caso».

Il Napoli sta vivendo una stagione complicata, ricca d’alti e bassi. Qual è la sua idea in merito a quest’annata?

«La mia esperienza nel mondo del calcio mi ha insegnato che per esprimere dei pensieri seri bisognerebbe conoscere ciò che accade nello spogliatoio, frequentare gli allenamenti, dall’esterno non è possibile farsi un’idea del percorso del Napoli».

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