Sveva batte il male. E torna star in vasca

Cristina Esposito,  

Sveva batte il male. E torna star in vasca

Il mondo del nuoto gioisce e riabbraccia con profonda emozione Sveva Schiazzano, medaglia d’oro nei 1500 sl ai giochi Europei di Baku del 2015. Al V Trofeo Miglio d’Oro tenutosi al centro sportivo di Portici, l’atleta originaria della penisola sorrentina torna ai blocchi di partenza dopo un lungo periodo di stop. E lo fa a modo suo, conquistando l’argento nei 200 stile libero con il tempo di 2:02.02 a pochi decimi dal suo personale: “E’ stata una gara davvero emozionante – racconta Sveva – ho ricevuto tanto affetto da tutti i presenti e non nascondo di aver vissuto un momento di grande commozione con il mio allenatore Marco Veno.

Tornare a gareggiare ed essere andata ad un tempo così vicino dal mio è stata una soddisfazione immensa”. Emozioni e lacrime. A vent’anni, Sveva ha combattuto una dura lotta contro la malattia, entrata come un fulmine a ciel sereno nella sua vita: “Quando mi hanno comunicato la notizia ero incredula, non avrei mai immaginato potesse capitare proprio a me. All’inizio è stata dura, soprattutto perché sognavo di partecipare alle Universiadi e avevo cominciato ad allenarmi per questo. Ciò che mi ha spinto a reagire e tirare fuori il coraggio è stato percepire il dolore e la sofferenza della mia famiglia. Ora mi sento bene, a settembre ho ripreso ad allenarmi a Piano di Sorrento e finalmente sono tornata in vasca per gareggiare”.

“E’ un po’ come rinascere”, sono le parole che “la guerriera”, avvicinatasi piccolissima al mondo del nuoto, ha affidato ai social per commentare il ritorno agli allenamenti. Un carattere dolce e riservato, ma la passione e la determinazione le hanno consentito di emergere e di conquistare, all’inizio anche inaspettatamente, importanti traguardi senza mai trascurare gli studi. “Ora studio Ingegneria a Napoli. Ed è qui che sto riscontrando le maggiori difficoltà nel conciliare sport e studio. Non è un caso se, è proprio questo il momento in cui la maggior parte dei ragazzi decide se continuare con l’attività sportiva oppure costruire una carriera professionale. E’ un rischio puntare tutto sullo sport, perché in Italia è difficile riuscire ad emergere ad alti livelli”.

Sveva, però, ha potuto contare non soltanto sul supporto di una numerosissima e calorosa famiglia, ma anche sulla presenza costante dell’allenatore di sempre, Marco Veno: “E’ la mia guida. Non riuscirei ad allenarmi altrove perché nessuno è in grado di capirmi come fa lui. Lo considero il mio coach anche nella vita di tutti i giorni. Mi è stato sempre accanto, soprattutto nei momenti più difficili. Le sue parole scaramantiche prima di ogni gara o delle terapie non mi sono mai mancate”. Proprio come a Baku: “I miei ricordi più felici sono legati a quegli Europei. E’ stato un susseguirsi di emozioni perché non mi aspettavo di salire sul gradino più alto del podio, al massimo avrei sperato in una finale. Improvvisamente mi sono ritrovata a vivere un sogno. Venivo dalla delusione di qualche giorno prima, essendo arrivata quarta negli 800 stile libero, una gara in cui credevo davvero tanto.

Quando sono arrivata al blocco ho esitato alcuni secondi prima di voltarmi, ero riuscita a maturare un discreto vantaggio ma non sapevo fino alla fine quanto l’atleta ungherese mi fosse vicina. Poi, ho visto il mio volto sul maxi schermo e lì mi sono resa conto realmente di ciò che avevo fatto”. Quell’impresa ha regalato momenti indimenticabili ma anche l’occasione di vivere una straordinaria esperienza alla Rutgers University del New Jersey, dove entra nel team Scarlet Knights: “Dopo Baku, mi è stata offerta una borsa di studio e così, appena mi sono diplomata, ho deciso di affrontare questa nuova sfida. Mi sono trovata benissimo ed il rapporto che si è instaurato con le altre ragazze è straordinario. Anche quando mi sono ammalata, mi hanno dimostrato il loro affetto gareggiando con delle cuffie con sopra le mie iniziali”.

Un sogno che si è interrotto troppo presto. “Dentro di me sentivo di non stare più in forma, mi ammalavo spesso e di lì a poco sarebbe arrivata la diagnosi”. Sul futuro, Sveva preferisce mantenere un profilo basso: “Ho deciso, per il momento, di non prefissarmi troppi obiettivi ed evitare un eccessivo stress psicologico. Se prima la mia speranza era quella di tornare presto ad allenarmi e gareggiare, ora con calma, inizio a pensare di poter gareggiare in un Sette Colli o un Campionato italiano. Voglio vivermi tutto con molta serenità e godermi il fatto di essere tornata. Se dovesse arrivare qualcosa di inaspettato, gioire sarà ancora più bello”.

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