Andrea Ripa

Ordigno a casa della sposa. Condannato suo fratello

Andrea Ripa,  

Ordigno a casa della sposa. Condannato suo fratello

Due condanne per la bomba carta piazzata davanti a un’abitazione di via Panoramica a Terzigno nella notte tra il 21 e il 22 agosto scorso. I giudici del tribunale di Nola hanno stabilito in due anni e otto mesi di reclusione la pena per Luigi Di Cristo di 20 anni, difeso dall’avvocato Massimo Autieri, e indicato dai giudici come il promotore del raid incendiario. Più lieve il provvedimento nei confronti di Giuseppe Sorrentino, 19 anni di Poggiomarino, difeso dall’avvocato Salomone, a cui è stata inflitta una pena di due anni e 4 mesi di reclusione.

Il pm Serena Onte del tribunale nolano aveva chiesto condanne per 3 anni e 4 mesi per entrambi gli imputati a cui i giudici – i due giovani hanno scelto il rito abbreviato – hanno riconosciuto le attenuante generiche prevalenti. Accolte in parte le istanze dei legali della difesa, i due giovani di Poggiomarino alla luce delle risultanze giudiziarie potranno presto essere scarcerati, entrambi sono reclusi agli arresti domiciliari da mesi.

Secondo la ricostruzione degli investigatori – l’indagine lampo è stata condotta dai carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, coordinati dalla magistratura oplontina – i due sono responsabili di aver piazzato un ordigno di grande potenza ai piedi dell’abitazione dei familiari di Di Cristo. Sempre stando al teorema dei militari dell’Arma, guidati dal capitano Luigi Cipriano, il ragazzo originario di Terzigno avrebbe voluto colpire l’abitazione per punire suo padre “colpevole”- a suo modo di vedere – di non aver finanziato il suo matrimonio. Il tutto un giorno prima delle nozze dell’altra figlia dell’uomo. Di Cristo, assieme al complice, avrebbe così approfittato del fatto che la sera prima del matrimonio i suoi familiari erano a cena fuori. E così ha deciso di piazzare, ai piedi dell’appartamento, un ordigno potentissimo. L’esplosione ha sventrato l’abitazione e ferito anche un’automobilista che si è salvato solo grazie allo schermo protettivo rappresentato dalle lamiere della vettura. Nel giro di poche ore i due sospettati sono stati incastrati dalle indagini lampo degli uomini in divisa.

Troppo schiaccianti le prove e le testimonianze raccolte. Entrambi sono così stati arrestati e sono finiti in carcere, a Poggioreale. Successivamente scarcerati. Mentre i due finivano dietro le sbarre gli sposi si facevano fotografare, in abito da nozze, davanti alle macerie della palazzina distrutta dalla terribile esplosione qualche ora prima. Durante l’udienza di convalida del fermo sia Di Cristo che Sorrentino ammisero le loro responsabilità, confermando di aver messo a segno il raid per vendetta nei confronti del padre di Di Cristo.

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