Andrea Ripa

Racket a San Giuseppe Vesuviano, la camorra rialza la testa. Antimafia a caccia dei mandanti

Andrea Ripa,  

Racket a San Giuseppe Vesuviano, la camorra rialza la testa. Antimafia a caccia dei mandanti

Sulla scrivania degli inquirenti della direzione distrettuale antimafia di Napoli da giorni c’è un fascicolo che riguarda il nuovo giro di estorsioni a danno dei commercianti di San Giuseppe Vesuviano, portato alla luce giorni fa dai poliziotti del commissariato di polizia di via Umberto Saba che hanno incastrato un esattore con ancora i soldi tra le mani, mentre ritirava l’ultima mazzetta.

Secondo gli uomini della Dda quell’insospettabile-infermiere, con alle spalle precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti, potrebbe aver agito per conto di qualcuno. Probabilmente qualcuno legato alla criminalità organizzata, che sul territorio di San Giuseppe Vesuviano, come negli altri comuni dell’hinterland vesuviano, gestisce il giro d’affari legato al pizzo a imprenditori e negozianti della provincia.

Le forze dell’ordine vogliono vederci chiaro, ecco perché l’arresto del 65enne – finito in manette alcuni giorni fa al termine di un’indagine durata diverse settimane, con decine di appostamenti e pedinamenti – potrebbe essere soltanto la punta di un iceberg molto più profondo. L’uomo è attualmente recluso nel carcere di Poggioreale dallo scorso fine settimana, trasferito lì dagli agenti del commissariato di polizia di San Giuseppe, agli ordini del dirigente Maurizio D’Antonio, su richiesta della procura della Repubblica di Nola. Nei prossimi giorni incontrerà nuovamente i magistrati a cui dovrà chiarire ulteriormente la sua posizione. Resta sotto la lente di ingrandimento dei pm nolani e della direzione distrettuale antimafia che dovrà chiarire se l’uomo avesse – o meno – eventuali rapporti con esponenti della camorra. Al momento è emerso un solo caso, una sola vittima finita nella rete dell’infermiere-esattore. Ma per le forze dell’ordine la “black list” del racket potrebbe essere ben più lunga. Oltre a potenziali mandanti legati alla criminalità organizzata, infatti, gli inquirenti hanno avviato accertamenti anche per cercare di capire se ci siano altri esercenti finiti nella morsa del pizzo a opera del 65enne arrestato la scorsa settimana. Gli uomini in divisa lo hanno braccato dopo aver concluso «l’ultima transazione». S’era fatto consegnare la mazzetta da un imprenditore che aveva taglieggiato negli ultimi cinque anni, portandogli via almeno 50mila euro. L’uomo è stato bloccato in auto mentre cercava di ritornare a casa, i soldi le forze dell’ordine glieli hanno trovati nella macchina. Dopo averli segnati, li aveva occultati all’interno di una scatola per le scarpe.

Quando gli investigatori hanno cominciato a cercare il tesoro nella sua macchina s’è dovuto arrendere. Le forze dell’ordine già sapevano cosa cercare. E’ stato trasferito immediatamente nel carcere di Poggioreale, dove attenderà di essere ascoltato nuovamente dai magistrati della procura di Nola e tentare di chiarire la sua posizione. Su di lui anche i riflettori della direzione distrettuale antimafia, per gli inquirenti potrebbe avere agito per conto di qualcuno. Forse legato alla criminalità organizzata.

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