Case sequestrate a Sant’Agnello, inchiesta su tutti gli atti: possibili nuovi indagati

Salvatore Dare,  

Case sequestrate a Sant’Agnello, inchiesta su tutti gli atti: possibili nuovi indagati

L’inchiesta sul complesso di housing sociale di Sant’Agnello procede. E attendendo l’udienza di convalida del sequestro preventivo dell’immobile composto da 53 appartamenti, 67 parcheggi, giardini e altri volumi, la Procura di Torre Annunziata passa al setaccio tutti gli atti che nel 2016 hanno portato al rilascio da parte del Comune del permesso di costruire incriminato. Si intendono chiarire eventuali responsabilità e procedure attuate sia dai politici sia dai tecnici di Comune e Soprintendenza. Al momento la contestazione è una “semplice” violazione urbanistica, come capita per chi è accusato di abusivismo edilizio. Ma l’impalcatura dell’indagine è ben diversa e mette in discussione la legittimità del titolo abilitativo alla base dell’intervento. Stando alle ipotesi, l’immobile è stato realizzato con una deroga al Put. Un’irregolarità, stando a una pronuncia della Corte Costituzionale. Insomma, un’accusa che incide sulla sfera amministrativa dell’intervento come spiegato dal procuratore facente funzioni di Torre Annunziata, Pierpaolo Filippelli. Per ora gli indagati sono quattro: l’ingegnere Antonio Elefante e il commercialista Massimiliano Zurlo, entrambi amministratori dell’impresa Shs beneficiaria del permesso e committente dei lavori, e Danilo Esposito e Francesco Gargiulo, amministratori di New Electra, la ditta edile di Piano di Sorrento che aveva effettuato l’intervento. Ma visto che l’inchiesta riguarda molti atti, la sensazione è che il numero degli indagati possa salire. I lavori erano conclusi, tanto che per sabato era prevista la cerimonia di consegna delle chiavi. La tensione è alle stelle. Gli inquilini sono infuriati: qualcuno pensa a una protesta, altri si stanno consultando con dei legali per avere delucidazioni. Ma prima di entrare in azione attendono l’eventuale convalida del sequestro. Le polemiche non mancano. Il sindaco Piergiorgio Sagristani, che con la sua giunta approvò il Pua (piano urbanistico attuativo) su cui è stato ideato l’housing, ieri ha ricordato che per l’assegnazione delle case c’è stato un sorteggio pubblico sulla base di requisiti predeterminati come reddito e assenza di altra abitazione prevedendo pure priorità come la presenza di diversamente abili. Poi ha precisato che «l’opera non si ritiene eseguita in deroga né rispetto al Prg (Piano regolatore generale), né rispetto al Put». Quindi una stoccata a Wwf Terre del Tirreno e Italia Nostra, che hanno firmato le denunce che hanno dato il via alle indagini: «Se avessero proposto un ricorso alla magistratura amministrativa prima della realizzazione degli alloggi si sarebbe fatta chiarezza sulla legittimità del provvedimento senza esporre gli assegnatari alle difficoltà attuali». Le associazioni ambientaliste dal loro canto precisano che il sequestro è «quanto mai necessario seppur tardivo per bloccare una speculazione edilizia» tanto da rammaricarsi per chi «ha investito i propri risparmi nell’acquisto di un alloggio». Non solo. Le associazioni, a proposito delle tempistiche del sequestro effettuato a lavori finiti, sono dure: «Criticità ed irregolarità nell’intervento furono segnalate fin dall’inizio». Cioè dal 2015. Anno a cui risale anche il parere (non a favore, ma sub iudice) chiesto dal Comune al professore Ferdinando Pinto (estraneo all’inchiesta), che precisò che l’ok al progetto era condizionato alla sentenza della Consulta sull’inapplicabilità di deroghe nelle aree del Put e che, secondo la Procura, è stata ignorata. Tanto che il permesso fu rilasciato dopo la pronuncia della Corte Costituzionale.

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