Vincenzo Lamberti

La bambina stuprata in fuga da Boscoreale

Vincenzo Lamberti,  

La bambina stuprata in fuga da Boscoreale

Nel quartiere degli orrori silenzio e omertà dei genitori

BOSCOREALE – Maria ha lasciato Boscoreale. Non certo da ieri, non da quando i suoi coetanei, una banda di sei ragazzini che l’avrebbe violentata in un seminterrato del Piano Napoli Passanti, sono stati ascoltati dalla polizia e dal pubblico ministero della procura presso il Tribunale per i minorenni, Ugo Miraglia Del Giudice. Ma già da qualche mese la bimba di 10 anni che è stata abusata da un gruppo di dodicenni non vive più in città. Sono tanti, troppi i ricordi legati all’orrore, troppi i contatti e i riferimenti rispetto ad una storia che ora la piccola, insieme alla sua famiglia, vuole solo dimenticare. Cancellare quei momenti, allontanarli da quell’angolo buio della memoria e ricacciarli nell’oblio facendo finta che dopo agosto del 2019 tutto sia rimasto come prima. E’ quello il mese in cui la bimba viene avvistata dal branco. Sono sei in tutto, secondo l’accusa che li ha voluti ascoltare al commissariato di polizia di Castellammare di Stabia. Bimbi, piccoli non solo d’età, solo ora consapevoli forse di quello che hanno combinato. Alcuni di loro parenti e figli di ras della zona, con padri in cella e situazioni di degrado alle spalle. Un quadro familiare complesso e difficile che non giustifica ciò che è accaduto, ma forse, prova a darne una spiegazione.

Il racconto a scuola

Agosto 2019, poi novembre e infine qualche giorno prima di Natale dello scorso anno. Sono le tre tappe dell’orrore per la piccola Maria che diventa l’ossessione di quei ragazzini. Che, nel seminterrato di uno dei palazzi del Piano Napoli Passanti, quello dove custodiscono le bici, il pallone, trascinano con forza la bimba. Un oggetto, qualcosa da avere e da possedere. Non si creano il problema che sia un reato, che sia qualcosa di illecito. Nel mondo social dove tutto è possibile, dove la violenza è un codice d’onore che cantori neomelodici fanno diventare quasi un inno alla barbarie, abusare di una bimba di dieci anni può diventare quasi una medaglia da appuntarsi al petto.  E’ in quel contesto che Maria deve fare i conti con la sua realtà. E’ lì che incontra quei ragazzi, lì che subisce le violenze. Devastanti, assurde, incomprensibili. Poco prima di Natale la bimba è provata. Prima di parlarne ai genitori che avevano notato come qualcosa non andasse, si confida con l’amica del cuore a scuola. E’ lei a capire che quel segreto che la fa impallidire, non può essere tenuto a lungo. E’ l’amica del cuore di Maria che, nel momento in cui la tradisce, non sa di salvarla. Racconta tutto d’un fiato ciò che è accaduto alla professoressa d’italiano. Che inorridita e senza parole mette in moto quella che è a tutti gli effetti una macchina dei soccorsi. Perché c’è un’innocenza da salvare, una bimba da difendere. Viene chiamata la famiglia, allertati i servizi sociali, avviata ufficialmente l’inchiesta. Maria può finalmente piangere, abbandonarsi a una disperazione senza fine, smettere di singhiozzare sul cuscino per non farsi sentire dagli altri in quella casa troppo piccola per contenere tutto quel dolore.

Le indagini

Ci sono video e foto di quegli abusi. Li fanno i baby stupratori pensando sia una cosa normale. Non girano su altri telefoni. Se li guardano quando sono insieme per dimostrarsi quanto sono bravi. E quanto sono adulti. Tanto bulli e gradassi in quel seminterrato, quanto agnellini disperati quando nelle loro case arriva la comunicazione dell’autorità giudiziaria.  G. V. ha 13 anni ed è di Boscoreale, S.P. 14 anni, di Boscoreale come il suo amichetto. S.V  ha 12 anni ed è di Torre del Greco. S.A.  ha 14 anni ed è originario di San Giuseppe Vesuviano. A.A. ha addirittura 11 anni, è il più piccolo ed è di Pompei. Con loro anche C.R. 14 anni di Boscotrecase.

Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Francesco De Gregorio, è l’ultimo ad essere ascoltato. Da quando ha ricevuto la notifica ha smesso di mangiare. Ribadisce con forza che di quelle violenze non ne sa nulla. Lui, nel seminterrato degli orrori, posava solo la bicicletta. Piange e si dispera. Solo ora, forse, ha capito cosa è accaduto. Gli altri, invece, provano a discolparsi. A cercare di dare un senso a qualcosa che un senso davvero sembra non averlo. Ci sono le parole di Maria, il suo racconto, gli esami medici che non lasciano dubbi su quello che è avvenuto in quel sottoscala. Lei, ora, ha lasciato la città. Rivuole la sua vita, i suoi sogni, il suo futuro. E vuole poter tornare ad essere una bambina. Solo quello. Solo una bambina che pensa al suo futuro.


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