Vincenzo Lamberti

L’ex sindaco di Pompei: «La città è nel baratro, manca cultura politica»

Vincenzo Lamberti,  

L’ex sindaco di Pompei: «La città è nel baratro, manca cultura politica»

Dottore Zito, Pompei torna al centro dell’attenzione politica con l’ennesima sfiducia e l’ennesimo ritorno alle urne. Da cittadino di Pompei come giudica questa vicenda?

«Pompei è sull’orlo del baratro o forse è già nel baratro, una crisi amministrativa di certo non le giova. Questa città venti anni or sono era quella che nell’area vesuviana veniva presa ad esempio per il suo arredo urbano, per la sua viabilità, per una realtà complessiva molto vivibile, perché offriva più possibiltà di socializzazione ai più giovani. Oggi è un vero disastro. Gran parte delle cittadine confinanti offrono di più, regna sovrano il parcheggio selvaggio che molto spesso occupa sulle strade intere corsie di marcia causando gravi disaggi di traffico, non c’è all’orizzonte nessuna ipotesi di sviluppo o di occupazione per i nostri ragazzi. Tutto quanto ho detto avrebbe dovuto prevedere una amministrazione coesa che tira su le maniche e lavora sodo per recuperare il tempo perduto. Invece……»

Il Governatore De Luca, prendendoli in giro, ha parlato di amministratori “effervescenti”, politici che sono “a scadenza” e che ogni due anni “si stancano”. Come giudica queste parole?

«Il Governatore De Luca sa sempre descrivere in modo spiritoso ma veritiero la realtà delle cose».

Pompei sembra una città maledetta. Cosa accade e soprattutto secondo lei ci sono troppi interessi in gioco?

«A Pompei quello che manca è una cultura politica. Mi spiego meglio. I comitati per le liste civiche ma anche gli stessi partiti politici si attivano sempre e solo qualche mese prima delle elezioni comunali. Tutto il resto è noia. Non c’è dibattito, confronto, proposte. Una desertificazione culturale e politica globale. Ovviamente la ricaduta di questo retroterra è che quando si formano le coalizioni ci sono ammucchiate anomali, con candidati di centro destra o di centro sinistra che aderiscono a coalizioni che nulla hanno a che vedere con la loro storia politica. L’importante è avere qualche chance in più di poter essere eletti. Si potrebbe obiettare che magari si aggregano su un programma condivisibile. Invece di programmi di sviluppo e crescita per la città nenache l’ombra. La conseguenza è che si da vita ad amministrazioni traballanti dal primo vagito. Poi si torna prematuramente alle urne e riprende la stessa giostra».

Politicamente il PD si è preso una bella responsabilità: ha sfiduciato il suo sindaco mandando la città alle urne. Non lo trova eccessivo?

«Il PD è vero PD a Pompei? Questa è la vera domanda da porsi. Io una risposta certa non la conosco».

In questa vicenda ha fatto rumore il silenzio assordante dei vertici regionali. Perché secondo lei?

«Perché a breve ci sono le elezioni del Consiglio Regionale. Quindi perché inimicarsi questo o quello che porta un gruzzoletto di voti. La politica sta raschiando il fondo e la sensazione è che non importi a nessuno».

Grande progetto Pompei, Hub ferroviario, progetto EAV: una pioggia di milioni di euro pronta a cadere sulla città può avere scatenato appetiti o invidie da parte della politica locale?

«Non lo escludo! Ma mi chiedo: chi ha formulato questi progetti? L’Amministrazione comunale? Sono espressione di un confronto con i cittadini? Li ha calati qualcuno dall’alto? Perché? Mi lasci però aggiungere la mia totale avversione al progetto EAV. A mio sommesso parere comporterà un grande danno alla città».

Da cittadino, prima ancora che da esponente politico o ex Sindaco, come ha giudicato l’operato politico di Pietro Amitrano?

«Pietro è una cara persona ma con affetto e con grande franchezza dico che non era la persona giusta per quel ruolo. Lui è un tecnico, non ha storia e cultura politica alle spalle, non aveva rapporti diretti con gli organismi regionali o nazionali. Questo è un grande handicap di partenza per un Sindaco. Infatti, altri hanno occupato questo ruolo e in qualche misura condizionato le sue possibili azioni amministrative e politiche».

C’é qualcosa che gli va rimproverato?

«Forse di non aver rassegnato le dimissioni quando era di palmare evidenza che la situazione politica nella sua maggioranza era ingestibile».

Tutta questa situazione non rischia di determinare ancora più disaffezione nei confronti della politica locale?

«Certamente sì. Ma a chi può  importare se non c’è classe politica che progetta futuro? Tanto poi viene l’amico, il professionista, il capo bastone a chiedere il voto e per le elezioni comunali si ci tappa il naso e si va votare.

Lei voterà alle prossime comunali?

«Sì, come ho sempre fatto».

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