Nel quartiere degli orrori silenzio e omertà dei genitori

Redazione,  
Pasquale Malvone,  

Nel quartiere degli orrori silenzio e omertà dei genitori

La bambina stuprata in fuga da Boscoreale

Una bambina stuprata da altri bambini. E’ devastante quanta crudeltà sia racchiusa in una vicenda così orribile anche da raccontare. E’ devastante persino credere che un gruppo di dodicenni abbia potuto commettere un tale abominio nei confronti di una bimba di soli dieci anni. Sì, proprio una bimba. Eppure è tutto vero, purtroppo. L’inferno si è consumato in un quartiere che ha fatto tanto parlare di sé negli ultimi quarant’anni. Da quando rioni interi dell’hinterland napoletano, distrutti dal terremoto dell’ottanta, sono stati sradicati e trapiantati a Boscoreale. Da allora la storia del Piano Napoli Passanti è stata segnata dal traffico di sostanze stupefacenti.

Da arresti e condanne di boss e gregari, di vite spezzate dal carcere e di altre cancellate per sempre nelle faide tra clan.Da queste parti criminalità e povertà sono tatuati in maniera indelebile nel tessuto sociale. Ci sono bambini costretti a crescere troppo in fretta quando i loro genitori finiscono dietro le sbarre. Sono carnefici e allo stesso tempo vittime di padri e madri assenti. E così diventano “pedine” nelle mani dei camorristi. La scuola, – l’istruzione – è solo quella d’obbligo. La loro unica alternativa è la strada. La piccola Maria (nome di fantasia) non vive più nel quartiere.

Dopo la denuncia al commissariato di Polizia, i genitori hanno deciso di andare via. Hanno fatto le valigie e si sono trasferiti lontano, per sempre. Lo hanno fatto per lei perché ora l’unica cosa che conta è andare avanti e provare a costruire una vita migliore.Per Don Giovanni D’Andrea è il parroco del santuario della Madonna Liberatrice dai Flagelli, nel Piano Napoli di via Settetermini, dove le dinamiche sociali sono pressoché identiche.«Tocca a noi il compito di costruire certezze per i giovani del territorio. Bisogna dialogare con le istituzioni e creare nuove opportunità di lavoro, organizzare spazi di aggregazione sociale e culturale che li strappi dalla strada» ha dichiararo recentemente.«L’amministrazione comunale seguirà la vicenda in prima linea».

A dirlo è l’assessore alle periferie, Mena Langella che ha aggiunto: « Nella nostra realtà dove tutti si conoscono sembra che un orrore del genere non possa mai capitare. Non esiste periferia o centro quando si verifica una simile atrocità. Si parla tanto di violenza sulle donne ma anche questo caso lo è. Questa bambina sarà una futura donna a cui però è stata negata la spensieratezza della sua età».Il quartiere è sotto choc. Chi ci vive credeva di averle viste tutte, ma lo stupro di una bambina quello no.

E’ per questa ragione che sono in pochi ad avere il coraggio di parlare. «Se avessi avuto la possibilità, sarei scappata subito da questo inferno. Purtroppo questo quartiere è l’unica alternativa che abbiamo. Mio marito lavora poco e guadagna meno – spiega Anna, mamma di due figlie ormai maggiorenni – e pensiamo prima di tutto a tirare avanti». «Il quartiere è cambiato e in peggio – rivela Carmela -. Quando ci siamo trasferiti, ero solo una bambina. Sono cresciuta nella speranza di tornare di nuovo a Napoli e intanto mi sono sposata, sono diventata mamma e sono ancora qui». Don Antonio è il veterano del quartiere. «Qua vive tanta brava gente in mezzo a pochi fetenti che ci hanno inguaiato la vita. Ho visto tanti giovani che si sono rovinati con le loro mani. Oggi è diverso. Non ci sono più regole. Vedo ragazzini senza una guida, che fanno quello che vogliono credendo che sia tutto un gioco».


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