Vincenzo Lamberti

Giù la vela di Gomorra: ma i ghetti infernali esistono in provincia

Vincenzo Lamberti,  

Giù la vela di Gomorra: ma i ghetti infernali esistono in provincia

Quando vennero su, in una Napoli che a fatica sognava di stare al passo con il Nord, erano un simbolo di riscatto. Le Vele di Scampia, però, in pochi anni si sono trasformate in un simbolo di degrado. Da ieri mattina, però, le Vele che sono diventate anche l’icona di Gomorra, hanno iniziato ad andare giù. Un esempio di come la cattiva urbanistica possa anche determinare la creazione di aree ghetto in cui i cittadini finiscono per essere ingoiati. Altre due vele andranno giù, mentre una quarta sarà trasformata al servizio dei cittadini. “Qui abbiamo vissuto la nostra infanzia, ci sono ricordi belli e ricordi brutti, ma ci sono soprattutto persone che non hanno mai smesso di lottare e non hanno mai avuto paura pur di ottenere una vita normale”, ha detto uno dei rappresentanti del comitato Vele Scampia. Diventate simbolo del degrado, sono state immortalate anche in alcune scene di “Gomorra”, il loro abbattimento è diventato momento di rinascita. Già, l’inizio, lo dicono in tanti.

Le Vele furono realizzate negli anni ‘80, su progetto di Franz di Salvo. Il complesso delle Vele era originariamente composto da 7 edifici (a corpo doppio), collocati su due lotti diversi: il lotto L, che ne accoglieva tre, e il lotto M, sul quale ne furono realizzate quattro. La demolizione delle tre Vele del lotto L (Vele F, G, H) avvenne in tre distinti momenti, con gli abbattimenti del 1997, del 2000 e del 2003. Dal 2003 ad oggi sono 17 gli anni passati e le ultime quattro vele sono ancora lì, almeno fino ad oggi. Diciassette anni durante i quali tanti cittadini non hanno mai mollato, non si sono mai arresi. Da ieri, infatti, commenti, selfie, video, foto si sprecano tra coloro che sono diventati i paladini della lotta ai quartieri ghetto. Ma le Vele di Scampia rappresentano solo l’esempio mediatico più ampio e con maggiore risalto di quei rioni ghetto nei quali la popolazione viene di fatto reclusa, abbandonata dallo Stato anche nelle sue forme periferiche di controllo del potere.

Ed è in queste situazioni, dove il degrado si mischia alla povertà, dove emergere è quasi impossibile, che vengono spesso fuori storiacce di abbandono e di violenza. E’ il caso, ad esempio, del Parco Verde di Caivano una serie di casermoni senza identità diventati, in questi anni, un droga shop che ha fruttato ai clan decine di milioni di euro. E’ da una di queste palazzine, ad esempio, che la piccola Fortuna, una bimba uccisa nel 2014 dopo anni di abusi, sevizie e violenze. Napoli è sicuramente piena di situazioni come quella di Scampia: il Bronx San Giovanni, a Taverna del Ferro, dove nei casermoni che sembrano bunker impenetrabili vivono decine di famiglie. O come il rione Conocal, a pochi passi dalla provincia; per non parlare delle case bipiano di Ponticelli che nascondono storie di degrado e di abbandono. O il Lotto zero dove i clan sono sempre in lotta per il dominio del territorio. In provincia di Napoli la vera data spartiacque, poi, è stato il terremoto del 1980.

A Boscoreale, per esempio, dove è stata violentata la bimba di dieci anni, sono nati i due Piano Napoli: case basse, palazzine popolari volute per far trasferire i cittadini di Napoli senza più un tetto. Un melting pot di storie, vicende e situazioni che ha generato due tra i rioni più degradati della provincia. Dove le persone perbene sono tantissime, ma dove emergere è sempre più difficile. Come nella 219 di Brusciano o nel rione Penniniello a Torre Annunziata. Passando, poi, al caso del rione Savorito a Castellammare. Dovevano essere case parcheggio: sono rimaste lì da 30 anni. C’è un contratto di quartiere che avrebbe dovuto vederle andare giù. Ma nulla è stato fatto realmente.Oggi il Savorito è un rione dove opera uno dei clan più potenti nel controllo della vendita della droga. Anche lì l’urbanistica fantasma ha fatto disastri.

CRONACA