Case, l’inchiesta si allarga. Nel mirino un atto della giunta di Sant’Agnello

Salvatore Dare,  

Case, l’inchiesta si allarga. Nel mirino un atto della giunta di Sant’Agnello

L’inchiesta sul complesso di housing sociale di Sant’Agnello potrebbe travolgere anche i politici. Lo fa capire il contenuto del decreto di sequestro preventivo della Procura di Torre Annunziata che muove perplessitĂ  sia sul permesso di costruire rilasciato dal Comune di Sant’Agnello sia sulla procedura amministrativa che ha portato alla costruzione dei 53 appartamenti. Ieri le case dovevano essere consegnate agli assegnatari – l’acquisto in media è costato tra 250 e 400mila euro – ma sono scattati i sigilli. La sensazione è che il numero degli indagati possa salire. Sinora sono quattro gli iscritti nel registro della Procura: sono l’ingegnere Antonio Elefante e il commercialista Massimiliano Zurlo e Danilo Esposito e Francesco Gargiulo, rispettivamente amministratori di Shs e New Electra, impresa committente dei lavori e ditta incaricata dell’intervento.​ Appare evidente che dall’attuale ipotesi di reato contestata, una “semplice” violazione urbanistica, si possa passare ad accuse piĂą gravi. Il procuratore facente funzioni di Torre Annunziata Pierpaolo Filippelli, in un comunicato, ha evidenziato che si ritengono illegittimi non solo il permesso a firma del funzionario comunale (oggi in pensione) Franco Ambrosio. Bensì si addensano ombre pure sugli atti della Soprintendenza e sul cosiddetto Pua. E’ il Piano urbanistico attuativo alla base del progetto di housing sociale e che fu approvato dalla giunta del sindaco Piergiorgio Sagristani nel 2015. Secondo la Procura l’iter è viziato da illegittimitĂ . E nel decreto firmato dai sostituti procuratori titolari dell’inchiesta, Andreana Ambrosino e Rosa Annunziata, vengono evidenziate le criticitĂ  legate al ruolo ricoperto da pubblici amministratori e dipendenti comunali.​ «Quando la legge prescrive, sotto comminatoria di sanzione penale, il rilascio di una concessione amministrativa per l’esercizio di una determinata attivitĂ , intende evidentemente riferirsi ad una concessione legittima, escludendo, quindi, per conseguenza che quella illegittima possa avere lo stesso valore – è un passaggio del decreto – Ciò non comporta, tuttavia, che riconosciuta l’illegittimitĂ  di una concessione debba necessariamente derivarne la incriminazione dei pubblici amministratori che l’hanno rilasciata o del destinatario di essa, dovendosi un tale effetto escludere quando essi siano stati in buona fede. Cosa da escludere nel caso di specie, allo stato, come evidenziato dallo sviluppo del procedimento amministrativo che ha condotto all’adozione degli atti amministrativi a supporto dell’intervento».​ Pesa il noto parere del professore Ferdinando Pinto. L’avvocato (estraneo alle indagini), a cui il Comune si rivolse prima di concedere il permesso, nel 2015 condizionò il rilascio dell’autorizzazione alla pronuncia della Corte Costituzionale in merito alla legge regionale sul recupero dei sottotetti. Pinto firmò un parere sub iudice. Era dell’avviso che la possibilitĂ  di derogare al Put applicando il Piano casa fosse condizionata alla Consulta. Che stabilì l’impossibilitĂ  di derogare al Put. Ma il parere non ha fermato il Comune che nonostante tutto ha rilasciato il permesso. Ed è qui che per la Procura si manifesta l’irregolaritĂ . La sentenza della Consulta, contraria a deroghe del Put, è un «dirompente elemento di novità» che «avrebbe dovuto indurre ragionevolmente i funzionari del Comune di Sant’Agnello e della locale Soprintendenza a tener conto della sopravvenuta illegittimitĂ  del piano attuativo posto dai privati a fondamento della richiesta di permesso a costruire».

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