Tiziano Valle

Due funzionari di banca al servizio di Scanzano

Tiziano Valle,  

Due funzionari di banca al servizio di Scanzano

Due funzionari di banca al servizio del clan D’Alessandro. Due colletti bianchi che in caso di chiamata di Scanzano «si mettevano a disposizione». E’ uno dei retroscena che emerge dai verbali inediti del pentito Renato Cavaliere, che sono già da tempo al vaglio della Procura Antimafia.

Perché l’ex killer del clan D’Alessandro fa nomi e cognomi, ricostruisce i ruoli di affiliati alla cosca e anche dei fiancheggiatori, ridisegnando quel sistema che ruota attorno a una cosca che da decenni è egemone a Castellammare di Stabia e ha interessi in mezza Italia.Il segreto della longevità del clan forse è proprio quella zona grigia che garantisce sostegno in caso di difficoltà ed è pronta a intervenire nei momenti di bisogno, per permettere ai boss di Scanzano di portare avanti i loro affari illeciti.In questa ottica, almeno stando a quanto sostiene il pentito Renato Cavaliere, la cosca poteva contare anche sull’amicizia di funzionari di banca di rilievo.

«Vincenzo D’Alessandro mi ha detto che (…) aveva un cugino che lavorava in una banca, se non sbaglio al (…)», spiega l’ex killer ai magistrati dell’Antimafia che gli mostrano la foto segnaletica di una persona sospettata di essere uno dei fiancheggiatori della cosca di Scanzano.

Cavaliere la riconosce e riferisce anche di averci avuto a che fare. «Anche (…) mi ha detto che suo cugino faceva il bancario e che era a nostra disposizione sempre a livello bancario – racconta ancora il pentito – Io non ho mai conosciuto questo cugino di (…) e non ricordo se Vincenzo D’Alessandro mi ha dato qualche disposizione che riguardava questo cugino di (…)».A questo punto i verbali del collaboratore di giustizia, risalenti a luglio 2015, vengono coperti da omissis. Un segreto che dura da ormai 5 anni.

Un tempo che gli investigatori evidentemente hanno utilizzato per andare a caccia di riscontri e ricostruire quelli che sono i legami tra gli esponenti della criminalità organizzata e i colletti bianchi. Anche perché la strategia dell’Antimafia, ormai chiara, è quella di andare a colpire il sistema affaristico della camorra stabiese.

Lo dimostrano anche altre parti di verbali del pentito Renato Cavaliere, che sono stati liberati dagli omissis. In particolare al collaboratore di giustizia è stato chiesto di fare i nomi delle ditte e delle società gestite dai prestanome o quantomeno da imprenditori considerati amici dalla cosca di Scanzano. E Cavaliere ha risposto, ad esempio, che «a Castellammare di Stabia le forniture di cemento e gli scavi, quando si trattava di lavori grossi, venivano fatti dai (…)», indicando il nome di un imprenditore che avrebbe avuto legami con il clan D’Alessandro. Stesso discorso per quanto riguarda le ditte e l’ingegnere che si sarebbe dovuto occupare degli appalti.

Un vero e proprio sistema economico gestito dalla camorra di Castellammare di Stabia, con l’ausilio di professionisti e imprenditori collusi. Un sistema che i magistrati dell’Antimafia stanno provando a smontare partendo proprio dalle rivelazioni dei pentiti che hanno fatto nomi e cognomi dei colletti bianchi legati alla cosca. Cavaliere è solo uno degli assi nella manica degli 007, che da tempo stanno lavorando anche sulle rivelazioni dell’ex reggente Salvatore Belviso e ora hanno cominciato a riscontrare le prime verità svelate dal killer Pasquale Rapicano, diventato collaboratore di giustizia da gennaio scorso.

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