Miasmi a Scafati, dirigente della Helios alla sbarra

Adriano Falanga,  

Miasmi a Scafati, dirigente della Helios alla sbarra

Miasmi e liquami in strada in via Ferraris, chiuse le indagini sull’amministratore giudiziario della Helios, il 60enne di Scafati Domenico Coppola, che adesso rischia di finire a processo. Nei giorni scorsi infatti è stato notificato al diretto interessato l’avviso di conclusione delle indagini da parte della procura di Nocera Inferiore – titolare del fascicolo il sostituto procuratore Claudia Colucci – che adesso potrebbe chiedere nei con- fronti di Coppola il rinvio a giudizio. Le ipotesi di reato contestate all’amministratore giudiziario nominato dallo stesso Tribunale nocerino per vigilare sulla regolarità delle attività del sito della Helios sono di violazioni al Codice dell’Ambiente, oltre che di getto pericoloso di cose, previsto come reato dal codice penale all’articolo 764. La vicenda riguarda l’episodio dello scorso 16 giugno, una domenica da dimenticare per le decine di famiglie che abitano di fronte al noto sito di stoccaggio, che un mese prima era stato sottoposto a sequestro dalla Procura di Nocera Inferiore e affidato ad un amministratore giudiziario. Coppo la, appunto. Ma nonostante l’azione e il monitoraggio della magistratura, quella mattina dal capannone pieno zeppo di rifiuti organici, era fuoriuscita una copiosa perdita di liquido marrone, percolato. Un liquido denso, emanante un odore di rifiuti in putrefazione che aveva reso l’aria circostante irrespirabile. Il liquido si era riversato nel piazzale dell’opificio finendo nei pozzetti adibiti allo scolo dell’acqua di lavaggio mezzi, per poi riversarsi in strada. Allarmati, i residenti aveva- no chiamato le forze dell’ordine. Sul posto i carabinieri della tenenza locale guidati dal tenente Gennaro Vitolo e la polizia municipale coordinata dal tenente colonnello Giovanni Forgione, che stavano già monitorando attentamente la delicata vicenda ambientale di contrada Cappella. Il sequestro del sito era scattato a seguito dei controlli delle autorità, quando fu riscontrato uno stoccaggio di frazione umida di gran lunga superiore al consentito. Vale a dire la causa della consueta puzza che accompagna i residenti. Nei giorni precedenti la fuoriuscita di percolato in strada, al perdurare delle esalazioni nauseabonde, l’amministratore giudiziario aveva spiegato ai caschi bianchi che la causa era il lento svuotamento del magazzino di stoccaggio dell’umido. Ma quella mattina era accaduto ben altro: il deposito, situato di fronte l’entrata e a pochi metri dalle abitazioni circo- stanti, era ancora pieno di rifiuti marci, e a causa del riempimento della vasca di contenimento del percolato, si era avuta la perdita abbondante del liquido, estremamente nocivo per la salute pubblica e l’ambiente circostante. A seguito di quella vicenda – non la prima – era scattato un “mega esposto” da parte dei residenti. Con oltre 250 firme in calce ad una serie di denunce che il Comitato Cappella e Oltre aveva promosso insieme ad esponenti politici, associazioni e semplici cittadini. Nei mesi precedenti, la poli- zia municipale e i carabinieri del Noe avevano eseguito diversi sopralluoghi assieme all’Arpac di Salerno, accertando gravi violazioni in materia ambientale. Nell’impianto, autorizzato a stoccare un massimo di materiale in attesa di trattamento, alla visita dei militari conteneva circa mille tonnellate di rifiuti in più rispetto alle autorizzazioni concesse dalla Regione Campania. Gli accertamenti avevano inoltre consentito di verificare evidenti inadeguatezze del sistema di abbattimento degli odori nel capannone adibito allo stoccaggio dell’umido, comportando una costante emissione di odori molesti propagatisi sia nell’area dell’impianto che all’esterno, favorendo la proliferazione di ratti e insetti e creando evidenti disagi per la cittadinanza residente nelle aree limitrofe. Nel corso delle indagini che erano seguite, la procura aveva accertato che il rifiuto organico veniva stoccato in aree prive di tenuta stagna e il relativo percolato riversato in una vasca di trenta metri cubi, svuotata periodicamente. Paradossalmente, a pagare le conseguenze di quelle irregolarità nella gestione del sito potrebbe essere ora lo stesso amministratore giudiziario.

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