«Così progettiamo i caschi di Hamilton»

Gianluigi Noviello,  

«Così progettiamo i caschi di Hamilton»

Discendono da umili artigiani che, praticamente da una vita, lavorano la creta utilizzando le fornaci, proprio come si faceva nel Quattrocento. Non è una professione qualsiasi ma una vera e propria santa vocazione. Dunque non è un caso che sappiano foggiare qualcosa di unico, con le proprie mani, usando l’ingegno: creare è un autentico marchio di fabbrica. Anzi, di famiglia. Eppure i mattoni, per la verità, li hanno visti poco gli ingegneri Martin e Luis Aversa, i due fratelli originari di Sant’Agnello che oggi progettano e producono in esclusiva i caschi dei piloti di Formula Uno e Go-kart. Cresciuti nel cuore di Maiano, il borgo di Sant’Agnello, forniscono i propri gioielli di ultimissima generazione a campioni del calibro di Lewis Hamilton, l’asso inglese della Mercedes già quattro volte iridato, e Charles Leclerc, il fenomeno della Ferrari. Giovanissimi, 63 anni in due (33 Luis, 30 Martin), i fratelli Aversa da qualche tempo sono stati messi sotto contratto dalla Bell racing Helmets, l’azienda leader del motosport mondiale che produce i caschi. Con maestria e classe, hanno centrato la missione di diventare i consulenti d’elite dei piloti. Lavorano principalmente in Bahrain dove guidano un team di tecnici composto da 170 persone in grado di garantire una produzione da record.

Quasi 2.500 caschi al mese, tutti progettati nei minimi particolari. Gli ingegneri Aversa si completano l’un l’altro e non solo per questioni genetiche. Il più grande, Luis, è specializzato nella produzione mentre Martin è il responsabile del prototipo e cura la progettazione. Sia chiaro: non sono dei designer o stilisti. I disegni e gli schemi cromatici su visiere e coperture rappresentano gli ultimissimi dettagli. I fratelli Aversa hanno il compito di modellare il polistirolo del casco così da rendere il “rivestimento” interno perfettamente adeguato alle dimensioni della testa del pilota. Sono due le priorità da perseguire. La prima: assicurare la massima sicurezza. La seconda: garantire un eccellente confort a chi indossa il casco. I clienti sono famosi. Il numero uno della Mercedes, Hamilton, appena vide il primo casco ne restò folgorato. Leclerc addirittura ha fatto i complimenti al team di Bell racing Helmets per la cura delle rifiniture. L’anno scorso, nella lista dei piloti “vestiti” dai fratelli Aversa, c’erano pure l’ex ferrarista e campione 2007 Kimi Raikkonen e il compagno di squadra dell’Alfa Romeo Antonio Giovinazzi. E poi Robert Kubica e George Russel della Williams, Kevin Magnussen e Romain Grosjean del team Haas, Lando Norris della McLaren e Alexander Abon, seconda guida della Toro Rosso.

Ma Martin e Luis come sono arrivati nel mondo dell’automobilismo? Tanta passione, tanti sacrifici, tanto studio. Luis si è laureato in Ingegneria gestionale della logistica e della produzione. Martin ha preferito ingegneria aerospaziale. All’Università Federico II di Napoli ancora li ricordano con affetto. Assieme, dopo la laurea, sono andati all’estero per le specializzazioni: da New York a Madrid passando per Edimburgo dove hanno anche preso lezioni di inglese. Per pagarsi gli studi e i viaggi hanno fatto di tutto: il pizzaiolo, il lavapiatti, l’idraulico, il barista, il cameriere. «Oggi – dicono entrambi – siamo diventati dipendenti dalla necessità di varare una produzione di qualità. Ma proviamo anche il peso della responsabilità del ruolo all’interno della nostra azienda: i caschi devono essere perfetti». C’è un aneddoto che Martin ricorda con piacere: «Una volta alle scuole medie un insegnante mi disse di tornare a fare i mattoni – svela Martin – Ora invece quelle parole assumono un valore differente, sono uno stimolo

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