Milano “da bere” Il ristorante dei vip è un feudo stabiese

Rocco Traisci,  

Milano “da bere” Il ristorante dei vip è un feudo stabiese

“Buongiorno, avete prenotato?”, chiede un cameriere all’ingresso. In realtà non siamo lì per mangiare ma per conoscere la storia di Gerry Cioffi, il titolare del ristorante il Kaimano in via Fiori Chiari nel cuore di Brera, a metà strada tra il castello sforzesco e via Monte Napoleone, una delle zone più suggestive della vecchia Milano. Il cameriere ci fa entrare nella sala piena zeppa di turisti e scherza: «Piacere io sono Tom, Gerry sta infornando le pizze, cosa desiderate?».

In realtà Tom si chiama Emilio e viene da Pompei, la gag ormai fa parte del suo repertorio e infatti ci presenta al grande capo facendo larghi sorrisi. Gerry è al lavoro come Giulio, impegnato in sala, e tutti gli altri, con grembiule, cappello e mani in pasta. Potrebbe fare il manager in doppio petto e cravatta, sedersi dietro alla cassa e fare pubbliche relazioni, ma non è il tipo. Si vede che gli piace stare nella mischia insieme ai suoi collaboratori, quasi tutti stabiesi e tifosissimi della Juve Stabia.

Da dodici anni ha realizzato una piccola impresa meridionale, grazie all’apertura di due locali gioiello frequentati dai grandi protagonisti del jet set. Soprattutto calciatori e dirigenti sportivi come il portierone della nazionale italiana Gigio Donnarumma, stabiese doc come gli altri, l’allenatore Vincenzo Montella, l’amministratore delegato del grande Milan di Berlusconi, Adriano Galliani, il presidente del Paris Saint Germain, Nasser Al Khalaifi.

Gigio si sente a casa, tra i profumi della cucina di mammà e un’atmosfera da famiglia allargata, dove non manca l’ingrediente numero uno, l’ospitalità. «Uagliù, non si parla a pancia vuota, quindi accomodatevi e mangiate qualcosa, adesso tengo troppo che fare…», ordina Gerry il Kaimano. Io e il fotografo Paolo obbediamo senza contraddirlo. Dopo qualche minuto arriva anche Franco Manniello, il patron della Juve Stabia, un habituè quando viene a Milano per affari. Gerry ci strizza l’occhio mentre sorvola i tavoli: «Avete visto chi vi ho portato?».

Il presidentissimo rimane di stucco: «No, Metropolis pure qua?», allarga le braccia afflitto. Ma è una sorpresa che coglie impreparati anche noi. «Ieri (sabato 10 febbraio, ndr) Franco è stato qui a vedere la partita contro il Crotone, ci è andata di lusso», gongola Gerry. Manniello annuisce: «Qui va di lusso anche se non vinciamo, l’importante sono il cibo e il tifo». E che tifo: le pareti qua e là sono foderate di gagliardetti, immagini storiche e sciarpette gialloblu, a testimoniare l’amore per Castellammare e la fede per la Juve Stabia, la matricola orgoglio di tutto il calcio campano. Tra i clienti apparsi in questi giorni infatti non poteva mancare il “sindaco” della Campania, il governatore Vincenzo De Luca, che ha battezzato il miracolo sportivo delle vespe al cospetto di Gerry e si gode le ambizioni play off della sua Salernitana, mentre il Benevento veleggia indisturbato verso la serie A. Ma non solo: il Kaimano è una tappa obbligata anche per imprenditori e addetti ai lavori, tra cui un altro paesano come Antonino Cannavacciuolo, lo chef di Vico Equense ormai diventato star della tv generalista.

Il maxischermo troneggia davanti a noi, nella sala centrale, dove ci servono un pacchero al ragù con braciola di maiale che è un omaggio alla buona creanza. Manniello si trasferisce in una saletta privata insieme alla famiglia e ci dà appuntamento a dopo. A dopo quando? chiediamo. «E’ domenica, bisogna onorare la tavola, a dopo…», ci liquida il presidente. Infatti non sarà più disturbato. La Juve Stabia gioca di sabato, la domenica è sacra. Come sacra è la missione di Gerry Cioffi, offrire al mondo una piccola cartolina di Castellammare sotto i fari della Madunina.

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