Inchiesta su Cesarano, accusa Dda: «E’ in affari con la camorra»

Tiziano Valle,  

Inchiesta su Cesarano, accusa Dda: «E’ in affari con la camorra»

Hanno acquisito il monopolio dei funerali in provincia di Napoli con l’aiuto del clan Polverino. L’accusa è sempre la stessa per la famiglia Cesarano, che nonostante le interdittive Antimafia ha cercato di aggirare le norme per continuare l’attività continuando a operare nel settore delle pompe funebri. Stavolta a essere travolto da un’inchiesta condotta dai carabinieri di Marano, coordinati dalla Dda, è Alfonso Cesarano, 60 anni, fratello di Attilio considerato il “re dei funerali”. L’imprenditore di Castellammare di Stabia è accusato di intestazione fittizia di imprese, illecita concorrenza, violazione di sigilli e tentata violenza privata.I reati – secondo la Procura di Napoli – sarebbero stati commessi durante il monopolio imposto sul territorio napoletano grazie al clima di intimidazione ed omertà instaurato dal clan Polverino, con l’obiettivo di agevolare il clan. L’ impresa Cesarano è proprietaria dei carri funebri e degli altri mezzi utilizzati per le cerimonie funebri nella provincia di Napoli.Il 17 Maggio 2019 la Procura dispose il sequestro delle imprese della famiglia Cesarano a Marano di Napoli, Quarto, Pozzuoli e Calvizzano, con l’ accusa di aver instaurato un rapporto privilegiato con il clan Polverino con l’obiettivo di impedire alle altre imprese di operare liberamente. Ma – secondo il Gip del Tribunale di Napoli, che ha accolto la richiesta del pm – le misure adottate si sono rivelate insufficienti ad interrompere le attività illecite che invece sarebbero continuate sotto la direzione e la regia di Alfonso Cesarano. Un fratello di Alfonso Cesarano, Attilio, è stato assolto dalla Corte d’ Appello di Napoli a Maggio 2019 per non aver commesso il fatto, dopo una condanna a 14 anni di reclusione per l’ accusa di estorsione ai danni di imprese di pompe funebri concorrenti. E recentemente la Corte di Cassazione ha annullato un’altra condanna a carico di Attilio Cesarano, che era accusato di narcotraffico proprio con alcuni personaggi ritenuti esponenti delle cosche del napoletano.L’impresa Cesarano – che opera a Marano, Castellammare di Stabia ed in altri Comuni del Napoletano – aveva noleggiato l’ elicottero che dal cielo di Roma lanciò petali rossi sulla folla ai funerali del boss Vittorio Casamonica nell’agosto 2015.Recentemente inoltre era finita nel mirino anche la gestione dell’attività a Castellammare e in particolare era emersa la figura di Alfonso Cesarano, cugino omonimo dell’imprenditore arrestato ieri, come personaggio con legami con il clan D’Alessandro. Secondo l’Antimafia l’imprenditore stabiese per anni avrebbe garantito supporto economico e logistico alla cosca di Scanzano. Un sostegno al clan più potente di Castellammare di Stabia che sarebbe servito per avere in cambio il monopolio nel settore dei servizi funebri. Quando nel 2012 il sistema è stato scoperto dalla Procura ed è stata emessa un’interdittiva antimafia per la sua azienda, Cesarano ha messo in piedi una serie di operazioni finalizzate al trasferimento di quote tra società, con l’obiettivo di continuare a mantenere il controllo del business dei funerali. Operazioni – simili a quelle che ieri hanno portato all’arresto del cugino omonimo – che gli sono valse l’accusa di trasferimento fraudolento di valori,con l’aggravante dell’aver commesso il fatto per agevolare il raggiungimento delle finalità illecite del clan D’Alessandro.

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