Torre del Greco, le accuse «sospese» del pentito: «Palomba comprava i voti a 80 euro»

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, le accuse «sospese» del pentito: «Palomba comprava i voti a 80 euro»

Il suo nome non è mai stato ufficialmente associato allo scandalo sul voto di scambio all’ombra del Vesuvio: Giovanni Palomba, infatti, non è stato neanche indagato per la vicenda costata l’arresto e la condanna all’ex consigliere comunale Stefano Abilitato – mister 927 preferenze alle elezioni del giugno 2018 – e all’ex assessore Simone Onofrio Magliacano, delegato al bilancio durante il primo mandato di Ciro Borriello. Eppure l’attuale sindaco occupa un intero capitolo delle motivazioni alla base della sentenza emessa dal gup Mariaconcetta Criscuolo del tribunale di Torre Annunziata a carico dei netturbini-precari guidati dall’ex testimone di giustizia Giovanni Massella e dal figlio Ciro Massella: pagine in cui si allungano pesanti ombre sulla regolare corsa alle urne per sedere sulla poltrona da numero uno di palazzo Baronale.

Le verità del pentito

Tra le 158 pagine firmate dal magistrato del palazzo di giustizia di via Nazionale c’è un diretto richiamo alle rivelazioni del pentito Giuseppe Pellegrino, l’ex cassiere della holding della droga guidata dal king of narcos Maurizio Garofalo – noto come ‘o pulliere – e gola profonda della «cricca degli appalti» in municipio. Come già rilevato dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli – l’ex pubblico ministero dell’Antimafia a capo delle indagini sullo scandalo elettorale a Torre del Greco – il collaboratore di giustizia, già condannato in appello per associazione camorristica, inviò una missiva all’autorità giudiziaria per essere ascoltato in merito alla vicenda del voto di scambio. L’uomo venne ascoltato dal titolare dell’inchiesta il 9 luglio 2018 e raccontò di una conversazione avuta alla vigilia della corsa alle urne con la cugina Vincenza Pellegrino, titolare di un’attività commerciale di corso Garibaldi, l’ex fortino del clan Falanga dove successivamente si consumò il mercimonio politico finito sotto i riflettori degli investigatori. «La cugina di Giuseppe Pellegrino aveva riferito di essere stata avvicinata da tale Loredana Gargiulo – si legge all’interno delle motivazioni della sentenza a carico dei netturbini-precari -. La donna aveva proposto di acquistare tutti i possibili voti della sua famiglia in favore del candidato a sindaco Giovanni Palomba, per una somma di 80 euro a preferenza». Una voce già circolata all’indomani dell’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Antonio Fiorentino – senza alcuna conseguenza per l’attuale primo cittadino – ma ora «cristallizzata» all’interno di una sentenza. Come a volere lasciare una porta aperta a eventuali filoni di indagini lasciati in stand-by dalla procura di Torre Annunziata.

Le nuove accuse

Ma, all’interno del capitolo «dedicato» al sindaco Giovanni Palomba, trova spazio una new entry di palazzo Baronale: il consigliere comunale Carmine Gentile – a oggi, ugualmente estraneo a qualsiasi accusa – rientrato in municipio a metà novembre 2019, all’indomani delle dimissioni presentate dal capo dell’assise Felice Gaglione. Secondo il pentito Giuseppe Pellegrino, infatti, l’accordo di cui parlava la cugina «prevedeva che i votanti avrebbero dovuto esprimere il voto in favore di Giovanni Palomba e di tale Carmine Gentile, portando poi “prova” del voto espresso attraverso una fotografia scattata alla scheda con il cellulare e incassando la ricompensa». Una ricostruzione, evidentemente, presa con le pinze sia dagli investigatori sia dai magistrati. D’altronde, in sede di interrogatorio, il collaboratore di giustizia aveva allungato pesanti ombre su Carmine Gentile già a partire dalle elezioni del 2004. Senza ottenere particolare credito.

Le assunzioni nella Nu

A completare il quadro della accuse lanciate dalla gola profonda attraverso il racconto della cugina, il «sistema» delle assunzioni nella nettezza urbana: secondo le parole messe nero su bianco all’interno delle motivazioni della sentenza a carico dei netturbini-precari «Vincenza Pellegrino aveva narrato altresì al cugino che il candidato a sindaco Giovanni Palomba – scrive il gup Mariaconcetta Criscuolo – stava rastrellando voti attraverso giovani assunti nella ditta Gema tra cui Francesco Sallustio, Andrea Pernice, Vincenzo Accardo, Emanuele Virgi e Andreina Vivace, a cui Giovanni Palomba aveva promesso una stabilità definitiva in caso di vittoria delle elezioni». Di questo, successivamente, solo Francesco Sallustio e Andreina Vivace furono poi arrestati e condannati. Ma le parole del super-pentito – evidentemente a conoscenza di diversi «segreti» delle stanze dei bottoni del Comune – restano «sospese» all’interno delle motivazioni della sentenza-chiave dello scandalo sul voto di scambio all’ombra del Vesuvio.

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