Ciro Formisano

Massacro dell’ex pentito. Vent’anni di carcere per i due collaboratori

Ciro Formisano,  

Massacro dell’ex pentito. Vent’anni di carcere per i due collaboratori

Sono le 7 e 50 del mattino. Il sole batte sui vicoli di via Pugliano, mentre i commercianti del mercato delle “pezze” iniziano a vestire i manichini di plastica con gli abiti usati scavati dalle balle di stracci.  All’improvviso, però, la routine viene interrotta dal rombo di un motorino che spunta fuori da via Panto, una stradina talmente stretta che a fatica si riesce a passeggiare mano nelle mano. In sella a quello scooter c’è un uomo, un pregiudicato di lungo corso con parentele scomode. Sono le 7 e 51 e a quel motorino se ne affianca un altro con in sella due persone. Quello seduto dietro tira fuori una pistola e comincia a sparare. Un colpo si conficca nel braccio della vittima, l’altro le trapassa il cranio. I killer scappano a tutta velocità nascondendosi nei vicoli “sgarrupati” che sfiorano il mercato. Tutti hanno visto come è morto Gennaro Brisciano, 55enne del posto, ma nessuno parla. La gente ha paura, sa che la camorra di queste parti è tanto feroce quanto vendicativa. Per far luce su quel delitto  – uno dei tanti capitoli di una carneficina passata alla storia come la faida di Ercolano – ci sono voluti diciassette lunghissimi anni.  L’ultima sentenza è stata depositata qualche giorno fa.

A firmarla i giudici della Corte di Cassazione. Gli ermellini hanno confermato la condanna a 10 anni e 8 mesi a testa per i due super pentiti che hanno consentito all’Antimafia di far luce su un omicidio rimasto avvolto nel silenzio per quasi un decennio. Si tratta del re dello spaccio di Pugliano, Giovanni Durantini, e di Salvatore Cefariello, ex killer del clan Birra e sicario a gettone coinvolto anche nelle guerre della camorra casertana. I due, entrambi diventati collaboratori di giustizia nel 2013, hanno ammesso, ascoltati dai pm della Dda, di aver ordinato ed eseguito l’omicidio Brisciano in nome del clan Birra. Durantini e Cefariello, entrambi non indagati per questo delitto prima della scelta di collaborare con la giustizia, hanno svelato le trame del massacro di via Panto.

Brisciano avrebbe pagato con la vita il fatto di essere diventato un personaggio scomodo, una possibile spia nelle mani del clan avverso, gli Ascione-Papale. Il 55enne venne condannato a morte dal tribunale della Cuparella, guidato dai boss Vincenzo Oliviero, Giovanni Birra e Stefano Zeno, sia per essere un ex collaboratore di giustizia vicino alla famiglia Zirpoli, sia per i legami di parentela instaurati con alcune figure apicali del clan Ascione.

Dettagli che però in tempi di guerra possono fare la differenza. E così che nasce la decisione di ammazzare Brisciano. Al delitto, come accertato dai vari filoni processuali, parteciparono, oltre a Cefariello e Durantini anche la pentita Chettina Cordua, oltre a Marco Durantini, Lorenzo Fioto, Giacomo Zeno (recentemente deceduto in carcere) ed Enrico Viola, l’uomo accusato di aver materialmente ammazzato Brisciano. Durantini e Cefariello, in virtù del grande contributo offerto alle indagini grazie alle loro dichiarazioni  hanno ottenuto il riconoscimento delle attenuanti riservate ai collaboratori di giustizia e un corposo sconto di pena rispetto ad un delitto che prevede come condanna massima il carcere a vita.  Per questo delitto sono stati già condannati in Cassazione anche Zeno, Cordua e Viola. Sentenze che confermano il castello accusatorio edificato, in questi anni, grazie alle indagini dei carabinieri di Torre del Greco e al lavoro dell’ex pm Antimafia, Pierpaolo Filippelli.

Il magistrato dei record che con le sue indagini è riuscito a ricostruire 40 dei 60 omicidi irrisolti legati alla sanguinosa mattanza che ha visto protagonisti i clan Birra-Iacomino e Ascione-Papale. Inchieste e processi che hanno sepolto sotto una marea di condanne boss e sicari legati alle due consorterie criminali in lotta per il monopolio degli affari illeciti. Indagini che però hanno anche consegnato alla città la verità su vent’anni di camorra.

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