Gettoni ai politici, la casta di Torre del Greco litiga per 100 euro al mese: slitta il taglio degli sprechi

Alberto Dortucci,  

Gettoni ai politici, la casta di Torre del Greco litiga per 100 euro al mese: slitta il taglio degli sprechi

Torre del Greco. La seduta del consiglio comunale convocata per discutere il caso-incompatibilità sollevato per il vice-capo dell’assise Antonio Spierto e per approvare i tagli ai costi della casta di palazzo Baronale si chiude con un «grande classico» della carovana del buongoverno guidata dal sindaco Giovanni Palomba: un buco nell’acqua. Perché, al termine di due ore di sterili discussioni su cavilli procedurali, la maggioranza si è trovata – complici alcune assenze «pesanti» registrate già a inizio riunione – senza i numeri necessari a portare avanti i lavori e costretta a fuggire dall’aula. Quindi sia il capitolo legato all’esponente di Forza Italia sia la questione relativa al ripristino del divieto di cumulabilità dei gettoni di presenza per la partecipazione alle commissioni consiliari sono slittati al prossimo appuntamento. Con buona pace dei tempi dettati dalla procedura innescata dal contenzioso aperto da Antonio Spierto contro il Comune e delle spese sostenute ogni mese dall’ente di palazzo Baronale per la casta di Torre del Greco.

Lo scontro per 100 euro

Che sarebbe stata una seduta del consiglio comunale particolarmente «calda» per la squadra di governo cittadino era stato chiaro già durante la riunione di maggioranza convocata a 24 ore dall’appuntamento in aula. Quando Gaetano Frulio – l’avvocato a capo della commissione affari generali – aveva «caldeggiato» l’approvazione delle modifiche al regolamento comunale per ripristinare il divieto di cumulo dei gettoni di presenza: una proposta avanzata già a giugno del 2019, ma rimasta «in giacenza» per otto mesi. Una circostanza – aggravata dal recente blitz dei carabinieri in municipio, chiamati a fare piena luce sul funzionamento degli organismi consiliari e relativi rimborsi ai politici – capace di fare sbottare l’esponente del gruppo Ora ci vuole coraggio: «Basta meline, dobbiamo risolvere la faccenda», il perentorio invito di Gaetano Frulio agli alleati. Un perentorio invito interpretato come un «obbligo» da qualche stacanovista della carovana del buongoverno, pronto a storcere il naso davanti all’iniziativa dell’avvocato con la passione per la politica. Un’iniziativa destinata – in caso di approvazione in consiglio comunale – a sfilare un massimo di 100 euro al mese dalle «buste paga» dei politici di palazzo Baronale, con conseguente risparmio per le casse del municipio.

Le assenze «a sorpresa»

A poche ore dal via ai lavori, tutti gli esponenti di maggioranza erano «regolarmente» in municipio per partecipare alle commissioni consiliari. Poi un improvviso attacco influenzale e una misteriosa lite in municipio avrebbero tenuto lontani dall’aula sia Michele Langella sia Carmela Pomposo, casualmente tra i primi contestatori della «linea anti-democratica» dettata da Gaetano Frulio. Assenze «a sorpresa» in aggiunta alla defezione annunciata di Lucia Vitiello – colpita da un grave lutto familiare – e alle solite «bizze» della coppia di dissidenti formata da Iolanda Mennella e Carmine Gentile. Non a caso, solo una «richiesta d’aiuto» a Pasquale Brancaccio – il politico-ultrà intenzionato a disertare l’assise – ha consentito alla maggioranza di aprire la seduta.

Le questioni di lana caprina

Ma a frenare la discussione sul primo punto all’ordine del giorno – la discussione sul caso incompatibilità per Antonio Spierto – sono state le eccezioni procedurali sollevate a vario titolo da Nello Formisano, Valerio Ciavolino e Vincenzo Salerno. Obiezioni capaci di ingessare i lavori del consiglio comunale – guidato per l’occasione da una imbarazzante Iolanda Mennella in qualità di consigliere anziano, sostituita in corso d’opera da Luigi Caldarola – e scatenare una stucchevole discussione sull’ordine degli argomenti da trattare in aula. Risultato? La vicenda dell’incompatibilità di Antonio Spierto è stata affrontata solo in maniera marginale, mentre la questione relativa ai tagli dei gettoni di presenza non è neanche finita – complici le fughe finali di Antonio D’Ambrosio e Annalaura Guarino, pronti a fare cadere il numero legale – in discussione. Due ore di liti e grida in aula, zero risultati. E ulteriori soldi in fumo. Ovviamente pubblici.

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