Tiziano Valle

Serrande giù, vetrine vuote. Il volto triste di Castellammare

Tiziano Valle,  

Serrande giù, vetrine vuote. Il volto triste di Castellammare

La città così non si è mai vista. Nemmeno quando la data sul calendario è scritta in rosso o di notte. Perché Castellammare di Stabia non dorme mai e tutti i giorni, a qualsiasi ora, è possibile trovare attività aperte e gente in strada. E’ la città del caos, delle auto in doppia fila, dei parcheggi introvabili, del traffico, delle persone che passeggiano dribblando gli scooter sui marciapiedi. Eccessi, insopportabili, ma di una città viva.

Le luci accese dei negozi fino alle 18 durante il primo giorno di coprifuoco, quello di lunedì, hanno rappresentato una strenua e inutile resistenza alla cruda realtà di una città che – come tutte le altre – ha bisogno di stare al buio per uscire dall’incubo.

A capirlo prima ancora delle possibili ordinanze sono stati proprio loro: i commercianti. In una riunione all’aperto, sulla cassa armonica, il direttivo dell’Ascom ha consigliato a tutti i proprietari delle attività di anticipare la chiusura alle 14, di fare mezza giornata. Un grosso sacrificio per chi è già stritolato dalle tasse e fatica a far quadrare i conti. Ma purtroppo necessario per aiutare le istituzioni che hanno varato provvedimenti per convincere la gente a stare in casa.

Ieri pomeriggio, a ventiquattro ore di distanza da quell’appello dell’Ascom, quasi tutti i negozi si sono adeguati, tirando giù la serranda. Molti hanno anche affisso annunci sulle vetrine: «restiamo chiusi fino a quando sarà necessario», questo il senso.

«Di clienti se ne vedono pochissimi anche di mattina e a questo punto diventa inutile stare aperti», spiega il proprietario di un negozio d’abbigliamento «al danno economico stiamo aggiungendo anche le inutili spese di corrente e di parcheggio dei nostri mezzi. Senza considerare il rischio che corriamo noi e i nostri dipendenti – continua – A questo punto meglio stare a casa e tutelare la salute dei nostri cari. Non sappiamo fin quando durerà e nemmeno quanto potremo resistere, speriamo solo che passi presto».

Poche ore prima la stessa decisione era stata presa anche dai titolari di ristoranti, pub e tutti gli altri locali della movida. Molti sono stati costretti a svuotare i frigo, a portare a casa le materie prime che dovevano essere utilizzate per preparare i piatti da servire ai clienti. Fino a lunedì, sono rimaste accese le luci delle attività che garantiscono il servizio d’asporto, ma da ieri anche quelle si sono spente e nel buio sono stati inghiottiti anche quegli scooter, spesso sgangherati, che fanno il giro di Castellammare per consegnare pizze.

Una città chiusa per virus, un silenzio surreale, un buio squarciato solo dalle luci dei lampeggianti delle forze dell’ordine impegnate a controllare le pochissime persone ancora in giro a bordo delle loro auto, magari autorizzate per motivi di lavoro o di salute. Vigili, polizia e carabinieri hanno presidiato la città fin dal pomeriggio per “consigliare” alla gente di stare a casa. In particolare i controlli si sono concentrati in viale Europa e in villa comunale, i luoghi solitamente più affollati della città.

Castellammare ieri s’è spenta, in modo triste, proprio come il momento che si sta vivendo ormai in tutto il mondo. Una sensazione di malinconia mitigata solo da quegli striscioni che qualcuno ha cominciato a sistemare sui balconi della propria casa. Recitano: “Andrà tutto bene”. Un’iniezione di ottimismo, che aiuta a combattere l’incubo.

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