Fincantieri, operai stabiesi in fuga dal contagio a Muggiano: caos sulle autodenunce

Tiziano Valle,  

Fincantieri, operai stabiesi in fuga dal contagio a Muggiano: caos sulle autodenunce

Operai stabiesi in fuga dal cantiere di Muggiano e già tornati a casa, a Castellammare, nella giornata di ieri, ma senza autodenunciarsi. Un’ipotesi che spaventa in un momento in cui sono state attivate tante misure per cercare di contenere la diffusione del virus. Una situazione che rischia di andare fuori controllo quella delle tute blu di ritorno dal cantiere ligure. Le fonti ufficiali, per il momento, registrano pochissime autodenunce, anche se non si esclude che gli operai si siano già sottoposti a un periodo di isolamento volontario.

Tutto è cominciato nella serata di martedì, quando gli operai del cantiere di Muggiano hanno avuto la conferma che un dipendente fosse stato contagiato dal virus Covid-19. Una notizia che ha scatenato la protesta dei sindacati, che da giorni chiedono di verificare l’opportunità di sospendere l’attività lavorativa.

La presenza degli operai stabiesi, nel cantiere ligure, è dovuta al completamento della Nave Trieste, la multiruolo della Marina Militare varata proprio nel cantiere di Castellammare, meno di un anno fa. Sono circa 300 le tute blu stabiesi, tra dipendenti diretti e indotto, che fino a due giorni fa hanno varcato i cancelli d’ingresso dello stabilimento di Muggiano. La preoccupazione per il contagio è dovuta in particolare al dislocamento del cantiere ligure: «Purtroppo, come a Castellammare, qui non ci sono parcheggi adeguati per gli operai», racconta Rino una delle tute blu in trasferta nello sito di Muggiano. «Questo, almeno fino a pochi giorni fa, ha costretto la maggioranza dei dipendenti a utilizzare i pullman – spiega – Ci siamo ritrovati a stare stretti come sardine su quel bus, tant’è vero che da qualche giorno hanno ridotto le corse a massimo 10 persone. E’ evidente che per settimane non abbiamo rispettato alcuna distanza di sicurezza e il rischio di un contagio c’è purtroppo».

Ma c’è un altro aspetto che preoccupa gli operai: «Non c’è organizzazione e non sappiamo cosa fare – spiega Rino – Personalmente vorrei tornare a casa, ma allo stesso tempo sono preoccupato di rientrare e magari mettere in pericolo i miei figli. Al momento non ho sintomi, ma non c’è alcuna certezza su questo virus. Tornare e autodenunciarmi è una possibilità, ma in ogni caso non mette al riparo la mia famiglia. Forse sarebbe il caso che il sindaco Cimmino, le autorità allestiscano una struttura dove ospitarci al rientro, magari per fare un tampone e attendere l’esito». Anche perché nella stessa situazione ci sono molti operai: «Siamo oltre 300 – dice Rino – Qualcuno è già partito ieri sera (martedì, ndr) e non so se si è autodenunciato. Noi dovremmo rientrare oggi o domani, ma a questo punto non sappiamo cosa fare».

Intanto, nella giornata di ieri la rsu dello stabilimento Fincantieri ha comunicato preoccupazione per il rischio di contagio in fabbrica e lo stesso sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino, ha inviato una lettera all’amministratore delegato Giuseppe Bono per invitarlo a riflettere sull’opportunità di chiudere lo stabilimento in questo momento di emergenza.

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